giovedì, 4 marzo 2021
Calcio

L’altruismo di Simone Barone

Amburgo, 22.06.2006

E’ il minuto 87’ e il 2-0 di Filippo Inzaghi, per gli amici Superpippo, chiuderà un match complesso che regalerà agli Azzurri il passaggio del turno agli Ottavi di Finale della Coppa del Mondo in Germania.

Una rete liberatoria che verrà ricordata per un particolare, o due. Il gol, ovviamente, di Inzaghi che salta Cech per il raddoppio e la corsa di Simone Barone.

Un corsa che è entrata nella storia, in alcuni casi “derisa” (passateci il termine) e vista quasi come inutile, perché tanto Inzaghi si sa, “davanti la porta non la passerebbe nemmeno alla madre”.

Allora ci siamo chiesti, cosa ci ha insegnato quella ricorsa del centrocampista della Nazionale?

Ci ha insegnato a sperare e a credere.

Credere di ricevere quel pallone e di appoggiare in rete entrando nella storia.

A sperare, sino in fondo, nell’altruismo di Inzaghi, che mai si era palesato sin lì e mai si paleserà in carriera. Ci ha trasmesso il valore dello spirito di squadra, della corsa in più, di quel movimento che tanti allenatori chiedono e che serve per finalizzare l’azione del compagno di squadra. Un gesto utile a mettere in difficoltà il portiere avversario, non proprio l’ultimo della lista.

Non esiste la corsa di Inzaghi senza quella di Barone, non esiste il gol di Pippo senza il supporto di Simone.

È una presenza decisiva per ingannare Cech, per instillare il dubbio (che nessun tifoso italiano ha mai avuto) al portiere e favorire quel dribbling, in slow motion, che ci ha fatto esplodere.

Il lecito egoismo sotto porta, valorizzato dall’altruismo classico del centrocampista. Per intenderci, quelli del: “Da uno che si brucia presto. Perché quando hai dato troppo. Devi andare e fare posto. Una vita da mediano. Lavorando come Oriali, Anni di fatica e botte e
Vinci casomai I mondiali”. Appunto, l’Italia vincerà i mondiali, Barone come Inzaghi saliranno sul tetto del mondo, grazie anche a quella corsa e a quel gol.

Italia Campione del Mondo

È l’elogio del gregario che gregario non è, perché se stai lì nei 23, significa che sei un Campione.

È una delle istantanee decisive di quel Mondiale. Una delle tappe che ci porterà ad urlare quattro volte “Campioni del Mondo”.

Se ci pensate, se tutti noi, avessimo l’altruismo e lo spirito di squadra di Simone Barone, forse il mondo sarebbe un mondo migliore.

Ecco cosa ci ha insegnato quella corsa.

 

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