sabato, 2 luglio 2022
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Essere un manager degli Esports in Italia: prospettive e complessità. Quattro chiacchiere con Massimiliano Rossi, co-founder di Dive Esports.

Torna #ESPORTER, la rubrica de IlSupporter interamente dedicata al mondo degli Esports.

IL PERSONAGGIO

Per questa terza intervista abbiamo fatto “due chiacchiere” con Massimiliano Rossi, co-founder di Dive Esports, una delle agenzie di Esports e Influencer management più note e pionieristiche nel panorama e-Sportivo italiano.

Da lungo tempo General Manager dei Morning Stars, il team competitivo di Samsung – uno dei team più vincenti e conosciuti in Italia – è un grande conoscitore degli Eports e la scorsa primavera è stato inserito da Forbes nella lista dei migliori under 30 del 2021.

Originario di Mentana, un paese alle porte di Roma, ormai si divide costantemente tra Milano e Monza, dove ha sede la Dive.

Dopo diverse esperienze nel settore, il suo grande bagaglio di competenze e di vita lo hanno portato a fondare la Dive Esports insieme al socio e amico Francesco Caforio, dando vita e incrementando costantemente un  networking  non convenzionale in grado di costruire un collegamento fra i brand e le nuove generazioni, sfruttando le opportunità offerte dall’industria del gaming e suoi nuovi media e sviluppandone in parallelo la relativa crescita professionale dei propri talent.

 L’INTERVISTA

Massimiliano, grazie per aver accettato la nostra proposta di intervista!

Per far si che i lettori de Il Supporter ti conoscano un po’ meglio, ti andrebbe di raccontarci come è nata la tua passione per il mondo del gaming e come questa passione abbia incontrato la svolta professionale degli Esports?


Ciao Carlo e ciao a tutti gli amici de Il Supporter! Ciò che sto per dirti sembrerà strano ai più: fu la mia passione per lo sport ad incontrare la svolta per gli eSports! Ti spiego meglio… Nel 2013, mentre studiavo Scienze Sportive, accettai l’invito di un amico a partecipare ad uno dei primissimi eventi esports in Italia, per passare una giornata in comitiva: inaspettatamente venni completamente catturato da quello che vissi…

10 giocatori su un palco, 2 squadre, che si sfidavano su un campo virtuale trasmesso su maxischermo alle loro spalle, difronte migliaia di spettatori che assistevano alla partita, si emozionavano alle migliori giocate e che intonavano cori da “supporter”…


Provai le stesse sensazioni che vivevo all’Olimpico quando andavo a tifare la mia ASROMA.

Fu per questo motivo e quel giorno che scelsi di provare a declinare i miei studi universitari e le mie esperienze, legate al mondo dello sport, in un campo del tutto innovativo: gli esports.


Con Dive Esports, insieme a Francesco Caforio siete riusciti a creare una realtà punto di riferimento, che unisce il mondo dell’influencer & talent management e quello della digital media content house, fondendo il tutto in un’unica proposta a servizio della crescita dell’universo “gaming”. Quale credi sia stata la “ricetta” e se esiste, quale l’”ingrediente segreto”?


Visto che mi chiedi se esiste una ricetta, voglio rispondere facendo esprimere il me filosofo: la ricetta è mettere al primo posto le ambizioni e la propria visione, non avendo paura di marcare nuovi perimetri in un mercato, cercando di differenziarsi offrendo un valore aggiunto al settore.

Io e Francesco, dal giorno 0, abbiamo curato i talent del mondo gaming al pari degli altri atleti tradizionali, ed abbiamo studiato le proprietà del linguaggio delle nuove generazioni senza preconcetti di nessun tipo.
Oggi, dopo tantissima pazienza, questo percorso sta dando i propri frutti.

Quindi il risultato deriva da ambizione, visione e pazienza!

 All’interno di Dive, il tuo specifico ruolo in cosa consiste? E Più in generale, quali le attività o le tipologie di progetto che più ti appassiona seguire in prima persona apportando il tuo valore aggiunto?


Il mio percorso negli esports in generale è stato davvero stimolante, perché come ho già detto non c’era un percorso già segnato da seguire, piuttosto ho dovuto esplorare come un ricercatore.

Ho fatto tante esperienze che mi hanno spinto a sviluppare capacità diverse, condivise una volta con il gamer talentuoso, l’altra con l’influencer da un milione di follower e quella dopo ancora col manager della multinazionale.


Oggi, dopo tanto tempo speso sul campo, mi divido principalmente fra la gestione della mia azienda e il suo reparto marketing & comunicazione, alla ricerca di soluzioni per creare esperienze ad alto impatto per la community gaming, dove i partner di Dive possono integrare i loro prodotti per raggiungere il proprio target.


Anche da imprenditore, continuano a non mancare le chiamate con i miei atleti esports preferiti, con cui ancora condivido il loro percorso di crescita quotidiano.

 Dal punto di vista personale e affinchè i nostri lettori possano farsene un’idea, puoi raccontarci come ti sei avvicinato al mondo degli Esports e quando hai capito che questo settore – per lo meno in questa fase della tua vita – sarebbe potuto diventare “il tuo mondo” dal punto di vista professionale?


Nella vicenda della mia effettiva entrata nell’industria c’è un pizzico di romanticismo: dopo alcuni mesi dall’evento che ho citato prima (con cui ho incontrato l’esports), ho risposto ad un apply lavorativa di una delle squadre che gareggiavano proprio a quell’evento, ovvero uno dei club più rinomati dell’epoca. Così ho conosciuto Francesco, che già gestiva un team esports in quel periodo.


Da quel momento in poi, per attitudine personale immagino, ho sempre pensato che “quel mondo” potesse essere un’opportunità professionale vera e propria. D’altronde, alcuni mercati locali e, soprattutto, quello internazionale, erano già stabili ed offrivano delle opportunità lavorative.


Il mio tipo di formazione, più l’esperienza che stavo accumulando nel panorama italiano, era molto appealing per i club di questi mercati. Ma ho preferito rimanere in Italia e coltivare il settore, perché tutt’ora penso che il potenziale in patria sia immenso.

 Proprio riguardante quest’ultimo aspetto, sono sempre di più i giovani che stanno guardando agli Esports come a un mondo in grado di garantire una prospettiva professionalizzante per il futuro che esuli dall’aspetto della performance meramente competitiva in qualità di “Pro”. Cosa consiglieresti a tutti coloro i quali volessero approcciare al settore dal punto di vista manageriale?


Le squadre professioniste, che siano di esports, calcio o altre discipline, sono delle aziende. I ruoli manageriali in queste aziende hanno differenti funzioni: in primis è importante capire quali sono i modelli organizzativi e aver chiaro quale passione ti motiva a voler entrare in questo mondo.


Poi, studiando gli argomenti e, come ho detto prima, armandosi di pazienza, si è pronti per fare le prime esperienze, che sono una scuola importantissima.


Secondo il mio umile parere, questi possono essere dei consigli utili, ma sicuramente ci sono altre strade segnate o da scoprire.

 Prima di chiudere salutarci, ci faresti una carrellata di quelli che consideri essere i “Best of” della tua carriera sin qui avuta – eventi, successi, partnership e collaborazioni che consideri particolarmente riuscite o soddisfacenti – e se chiudi gli occhi quale immagine felice del 2021 proietta la tua mente?


I miei veri Best of sono momenti precisi sono dei piccoli gesti più che dei grandi eventi, che nascondo nella mia memoria e ricordo in modo particolarmente limpido, come il primo complimento ricevuto da un proplayer per il mio lavoro da esport manager, il primo commento positivo da un fan del mio lavoro o un talento su cui ho deciso di puntare “che ha spiccato il volo”…

Ovviamente ci sono tanti step che ricordo con piacere, dal primo allenamento insieme ad una squadra esports, al primo allenamento in gaming house, fino alla presentazione di un progetto esports in uno stadio di un club di Serie A… Ma vivo cercando di dare un senso ad ogni minuto… Quindi non mi crogiolo molto su questo.

E’ semplice risponderti riguardo l’immagine felice del 2021: l’immagine felice dell’anno è il boot di Dive a Milan Games Week, 3 giornate intense di evento, dove abbiamo respirato concretamente la crescita della nostra azienda insieme ai nostri collaboratori ed i fan, dopo un periodo lunghissimo distanti per colpa della pandemia.

 L’ultima domanda. Dal tuo punto di vista di manager e co-fondatore di una delle realtà di maggior valore del panorama italiano, da dove credi debba passare il futuro degli Esports, soprattutto in Italia?


Gli esports sono in una fase di auto-determinazione, come la maggior parte delle novità nate nell’era digitale, penso ai social networks o alla block-chain ad esempio.


Il prossimo passo che ci aspetta in Italia è il riconoscimento culturale e normativo del settore.


Questi passaggi dipendono da tutti i player dell’industria, ma sono positivo riguardo la maturità dei suoi membri, quindi credo che insieme sorpasseremo questi scogli.

Grazie per le bellissime domande Carlo, a presto, ciao agli amici vecchi e nuovi del Supporter!

 Carlo Alessandri per

Il Supporter

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