martedì, 16 luglio 2024
INTERVIEW

Oltre l’ostacolo: la straordinaria storia di Matteo Cattini nel Para Powerlifting

Matteo Cattini  è un powerlifter italiano specializzato nella pesistica paralimpica. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per scoprire la sua storia e possiamo assicurarvi che Matteo ci ha trasmesso tutta la sua energia e la sua voglia di vivere. Non vogliamo farvi spoiler perciò vi auguriamo solamente una buona lettura.

Chi è Matteo Cattini ? 

Matteo Cattini è un ragazzo molto vivace ed energico, nato nel mantovano nell’84 e trapiantato a Roma da fine 2018 per portare avanti la sua attività sportiva paralimpica, nello specifico nella pesistica. Nel tempo libero, ama follemente viaggiare ovunque lo porti la sua gamba bionica!

Cosa faceva prima dell’incidente del 2008 ? 

Prima dell’incidente nel 2008, poco prima di compiere 24 anni, lavoravo con mio padre come giardiniere, al tempo stesso occupavo molto del mio tempo come PR di una nota discoteca in provincia di Reggio Emilia. Praticavo molti sport, tra cui snowboard, e uscire in sella alla mia Yamaha R6 erano tra le cose che preferivo fare, mi davano un’adrenalina unica e senso di libertà.

Cosa ti ha spinto a tornare di nuovo nello sport e perché proprio nella disciplina del sollevamento pesi ? 

Dopo l’incidente, sono stato ricoverato per 8 mesi e mezzo in ospedale, dal quale sono uscito senza la gamba sinistra e con parecchi kg in meno. Iniziare ad andare in palestra inizialmente sembrava più una necessità: dovevo riacquisire del tono muscolare e cominciare a capire come utilizzare il mio corpo nuovo.

Il proprietario della palestra dove andavo si accorse che ero piuttosto bravo in panca e quindi mi chiese di partecipare a qualche gara locale insieme ai normo. Da lì, mi sono appassionato sempre di più fino a dedicarmi finalmente alla pesistica paralimpica che ha significato il mio ingresso nella nazionale.

Spiegaci in poche parole che tipo di disciplina è il Powerlifting ?

Il Para Powerlifting è la pesistica praticata dagli atleti con disabilità agli arti inferiori e da quelli di bassa statura. Gli atleti non concorrono in base alla disabilità, ma solo per categorie di peso.

A differenza della disciplina per normo, si tratta di un solo esercizio che prevede l’esecuzione di massimo tre alzate del bilanciere da parte dell’atleta completamente disteso su una panca adattata, quindi più larga nella parte inferiore.

Il Para Powerlifting come lo conosciamo oggi fa parte del programma dei Giochi Paralimpici da Barcellona 1992, mentre le donne hanno avuto il loro debutto nell’edizione del 2000 a Sydney. E’ uno sport di forza pura.

Raccontaci la tua carriera sportiva, partendo proprio dalla convocazione ai Powerlifting Chiampionshipdi Cardiff ?

Cardiff nel 2012 è stata una gara storica non soltanto per me, ma per tutta la pesistica italiana. E’ stata infatti la prima gara internazionale Paralimpica che ha visto la partecipazione dell’Italia, ed è andata anche bene perchè sono tornato a casa con la medaglia di bronzo!

Da lì in poi, ho fatto tantissime gare sia in Italia che all’estero, sono stato 10 volte campione italiano e detengo ancora il record nella categoria fino ai 65kg con 146kg, stessa categoria che mi ha visto gareggiare ai Giochi Paralimpici di Rio nel 2016.

Tuttavia, questo è uno sport parecchio usurante, e dopo 12 anni di intensa attività agonistica, le mie spalle mi stanno chiedendo pietà. Ho concluso la mia carriera sportiva con una doppia medaglia d’argento agli Europei di Tbilisi in Georgia e il decimo titolo italiano. Già dal 2018 lavoro per la mia Federazione (FIPE – Federazione Italiana Pesistica) e ora sono pronto per indossare altre vesti dopo quelle di atleta.

Che cosa hai provato quando sei stato convocato a Rio per le paralimpiade ?

Diciamo che come spesso mi capita, non posso mai stare sereno! E’ stato anche il caso della mia quasi inaspettata qualificazione per i Giochi Paralimpici di Rio.

Sapevamo che c’era questa possibilità dovuta alla squalifica della Russia per doping, ma rimanevamo in religioso silenzio un po’ per scaramanzia, un po’ per frenare gli entusiasmi in caso di mancata convocazione.

Il mio direttore tecnico mi ha chiamato praticamente una settimana prima della partenza per darmi la meravigliosa notizia! E’ stato un qualcosa di indescrivibile: un punto di arrivo e di ripartenza per ogni atleta paralimpico. Mi permetto di dire che per noi pesisti la qualificazione ai Giochi è particolarmente difficile perché vengono considerati soltanto i primi 8 atleti dei ranking e, non essendo suddivisi per disabilità, potete immaginare quanto sia complicato.

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