martedì, 16 luglio 2024
CULTURE

Kobe + LeBron. Due icone. Due libri.

Kobe e Lebron. Due icone, due libri per raccontarli. Abbiamo chiesto a Simone Marcuzzi, autore di – Kobe. La meravigliosa, incredibile e tragica storia del Black Mamba e LeBron James è l’America – di narrare le gesta e soprattutto offrirci il suo personale punto di vista su due stelle del basket.

Kobe Bryant e Lebron James: due icone globali. Cosa rappresentano per te questi due atleti come giocatori, uomini ed icone? 

Il mio rapporto personale con loro è molto diverso, perché diversi sono i momenti in cui questi due campioni si sono manifestati nella mia vita. Kobe è stato una sorta di fratello maggiore (io sono nato nel 1981, lui era del 1978): quando è entrato nella NBA ero un ragazzino, e quando è morto ero già padre, esattamente come lui. Le diverse stagioni della sua carriera risuonano in maniera molto chiara con alcuni momenti della mia crescita.

LeBron invece è arrivato dopo, e ha dovuto conquistare le mie attenzioni nel tempo. Diciamo che ha dovuto “faticare” di più, perché essendo io più adulto avevo pretese e sovrastrutture molto più sviluppate da mettere in gioco. Con Kobe ho avuto quindi un rapporto più viscerale, mentre con LeBron più intellettuale, e a ben pensarci ciò è specchio anche di una loro diversità caratteriale. Anche come icone globali si sono imposti per motivi diversi: Kobe soprattutto per la sua etica personale, quindi per una caratteristica intima, sua, mentre LeBron per il suo impegno sociale e politico, quindi per qualcosa che costituisce uno slancio fuori da sé, verso gli altri.

Similitudini e differenze, in campo e fuori, quali sono gli aspetti comuni e quali le principali differenze?

Come atleti Kobe e LeBron condividono sicuramente un’ambizione smodata di diventare i più forti giocatori del mondo, inseguendo quello che in una famosa intervista LeBron ha definito “il fantasma che giocava a Chicago”, cioè Michael Jordan. Nell’interpretazione di questa missione emergono però le differenze nel loro approccio.

Kobe era un predatore (non a caso si scelse il soprannome di Black Mamba), azzannava non solo la pallacanestro ma anche le relazioni, la vita, sempre con ferocia, con la brama di ottenere subito il risultato. La cima era quindi l’esito un processo personale, dove tutto o quasi doveva passare attraverso di lui e della sua natura ossessiva.

LeBron in generale è più calcolatore, ha una consapevolezza sociale più sviluppata, un piano a lungo termine di cui magari non intuisce da subito l’obiettivo, ma che sa che potrebbe crescere, e non vuole negarsi questa possibilità. L’approccio di LeBron in generale prevede un gruppo fidelizzato di collaboratori, compagni, familiari che sposino il suo progetto e lo portino avanti con lui.

Entrambe le modalità portano inevitabilmente con sé dei momenti di ombra che si alternano a quelli di luce, e anche qui secondo me si notano delle differenze: nel caso di Kobe, la sua intransigenza l’ha portato spesso a rovinare rapporti familiari o spaccare gli spogliatoi, mentre nel caso di LeBron, la sua volontà di porsi al centro delle cose e dettare le regole gli ha attirato forti critiche nel voler trascendere il proprio ruolo senza averne la legittimazione formale.

In sintesi direi che Kobe e LeBron sono due intelligenze sviluppatissime ma profondamente diverse che perseguono obiettivi simili soprattutto dal punto di vista formale.

La tragica scomparsa di Kobe lo ha consegnato – ancor di più – alla storia della NBA e dello sport in generale. Quali sono i valori che ci ha lasciato in eredità? 

Secondo me la cosa più preziosa che lascia Kobe è quella che lui stesso aveva iniziato a chiamare Mamba Mentality, cioè un’etica personale da rinnovare ogni giorno con l’obiettivo di migliorarsi sempre.

È una lezione di forte ispirazione per tutti, a prescindere dal talento personale e dall’ambito in cui ciascuno opera. L’idea che ci possa essere un processo infinito di perfezionamento di qualcosa, per trovare infine il meglio di noi stessi attraverso il lavoro è un’idea che forse esisteva nel passato e si è persa negli ultimi anni.

Riuscire a declinarlo in maniera modulata secondo le sfide e gli obiettivi di ciascuno è però un’idea forte, e una necessità molto attuale.

Lebron ed il concetto di More Than an Athlete. Atleta fenomenale e grande comunicatore, spesso schierato in tematiche complesse di rilevanza sociale. Cosa rappresenta oggi King James? 

LeBron è l’uomo che ha scelto di sposare il proprio ruolo, la propria esposizione, per realizzare qualcosa di più grande, che rimanga dopo di lui. In questo senso è un politico, cioè un uomo che opera delle scelte per ottenere dei risultati, strutturando progetti e se necessario cercando di intervenire nei meccanismi del sistema per farli funzionare.

Il suo operato va quindi giudicato in modo complesso e non puntuale, perché giudicare la singola iniziativa (magari contraddittoria, magari ambigua) ci fa perdere di vista il contesto. Non c’è purezza nel suo approccio, perché la politica mette le mani nelle cose della vita, e come tutte le cose che si confrontano con il vissuto, con i fatti e non le idee, sono impure, si sporcano.

Bisogna quindi allargare lo sguardo e vedere a cosa tende il suo agire, è non c’è dubbio che quello che LeBron persegue è un mondo (almeno un po’) più aperto, più giusto e più inclusivo, dove le possibilità che lui ha avuto dalla vita (anche per circostanze fortunate e per l’aiuto degli altri) possano averle anche altre persone di umili origini (nello specifico altri bambini sfortunati nati ad Akron e dintorni).

Due libri, due stelle. Come nasce la voglia di scrivere su di loro e come descriveresti i due libri? Dall’infanzia ai successi in campo sino al valore dell’uomo. 

Prima di questi libri avevo scritto soltanto libri di narrativa (romanzi e raccolte di racconti), e quella credo che sia la mia inclinazione naturale nella scrittura.

Mi sono voluto confrontare con le vite di questi enormi campioni ovviamente perché sono un grande appassionato di basket, e perché mi sembrava di intravedere nelle pieghe della loro esistenza un materiale ardente (che andava oltre lo sport) a cui era possibile dare forma, usando gli strumenti che mi erano più propri.

Li ho quindi studiati, ho letto moltissimi libri e articoli su di loro, ho visto (spesso rivisto) moltissime partite, e poi ho cercato delle tracce narrative, dei nuclei, e certamente ho operato delle scelte riguardo cosa includere e cosa no nel racconto, esattamente quello che faccio quando mi confronto con il personaggio di un romanzo.

Sono state esperienze di scrittura molto formative e che mi hanno messo alla prova, e mi auguro che restituiscano almeno un po’ di verità su chi sono e su cosa lasceranno Kobe e LeBron.

Se dovessi descrivere i due atleti con un semplice ed unico concetto, quali sceglieresti e perchè?

Kobe era soffio, LeBron è vento. Kobe viveva l’oggi, perché per lui era solo nel qui e ora che la vita si realizzava (la fine tragica della sua esistenza, proprio in un momento in cui la sua visione si stava modificando facendosi più aperta e rivolta agli altri, sembra una beffarda conferma di questa visione).

LeBron è più rivolto al domani, a una crescita ulteriore del progetto e a quanto rimarrà dopo di lui. Quando lui non avrà più le energie per portare avanti le proprie battaglie, qualcun altro lo farà in nome suo.

 

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