mercoledì, 28 febbraio 2024
CULTURE

Hansie Cronje: Il Cielo e l’Inferno del Cricket Sudafricano

Nella metà degli anni ’90 nel Sudafrica appena uscito dall’Apartheid, le differenze tra bianchi e neri erano ancora aspre e lo sport ne era una chiara dimostranza.

Gli Afrikaner, ovvero la popolazione bianca vivente in Africa Meridionale, giocavano a rugby e cricket, mentre i neri giocavano per lo più a calcio. Nelson Mandela, neo presidente eletto, capì come lo sport e l’esempio di leader virtuosi, avrebbe aiutato il paese a superare le proprie divisioni.

Un esempio ne è la storia della nazionale di rugby che vinse la Coppa del Mondo 1995, raccontata nel film “Invictus” diretto da Clint Eastwood con Morgan Freeman nei panni di Mandela e Matt Damon in quelli di François Pienaar, capitano degli Springboks in quella straordinaria cavalcata che conquistò un nome nell’olimpo dello sport sudafricano, ma che soprattutto riavvicinò bianchi e neri.

Ma in quegli anni è un altro personaggio ad avere avuto un impatto folgorante nella cultura sudafricana in tutte le sue sfaccettature. Il suo nome all’anagrafe era Wessel Johannes Cronje, ma conosciuto da tutti come “Hansie”.

Hansie Cronje è un nome che evoca sentimenti ambivalenti nel cuore degli appassionati di cricket sudafricani e non solo. Capitano della nazionale di cricket sudafricana per quasi un decennio, è stato uno dei giocatori più forti di tutti tempi, e probabilmente il più carismatico.

Nel Sudafrica post-Apartheid, Cronje diventò un’icona non solo sportiva e pubblicitaria, ma soprattutto di integrazione e di applicazione. Celebre rimane il discorso di Mandela che ne elenca le incredibili qualità sportive ma soprattutto umane, che lo videro anche battersi per una maggiore presenza nera nella squadra.

Nato a Bloemfontein nel 1969, Cronje emerse come un talento nel cricket da giovane.

Assunse la carica di capitano del Sudafrica nel 1994 e sotto la sua guida, la squadra ottenne un grande successo a livello internazionale, arrivando anche a battere l’India in casa sua, nazionale che non perdeva un test match casalingo da 25 anni.

Nel cricket, il capitano è più importante anche dell’allenatore, in quanto è lui a decidere le tattiche durante il periodo di gioco, e Cronje divenne rapidamente una star in quei paesi dove il cricket è una religione, come l’India appunto.

Proprio quella storica vittoria del 2000 segnò un punto di svolta drammatico nella sua carriera. Dopo un rientro da star in patria, da Nuova Delhi arrivarono accuse sul suo coinvolgimento in un giro di scommesse clandestine intorno al cricket, e la sua carriera si sgretolò rapidamente.

Alcuni dicono che i bookmakers indiani, che lo avevano già avvicinato nel precedente tour indiano del 1996, si vendicarono della sconfitta dell’India e delle ingenti perdite accusate dalla mancata combine, rivelando il suo nome ai media.

Inizialmente Cronje negò tutto, ma la sua coscienza e il peso delle bugie gli fecero fare marcia indietro, raccontando al mondo la sua dipendenza dal denaro facile sviluppata negli anni sotto la luce dei riflettori. Raccontò di avere iniziato a fornire informazioni ai bookmakers nel ’96.

Nel cricket indiscrezioni come lo stato del campo e dei giocatori possono influenzare di molto le quote, specialmente in un periodo dove l’informazione non era fruibile come oggi. Negò sempre, però, le accuse di aver perso una partita appositamente: troppo alto era il suo spirito competitivo. Ma ormai la comunità sportiva gli aveva voltato le spalle.

L’opinione pubblica era invece divisa, tra coloro che furono immensamente delusi dal loro eroe e coloro che rimasero incondizionatamente al suo fianco. Nonostante i suoi fans non gli fecero mai mancare l’affetto e il supporto, Cronje entrò in un vortice depressivo che non lo fece uscire di casa per due anni.

La vergogna e il senso di colpa verso i suoi cari lo consumarono. Con non poca difficoltà, ricominciò a prendere in mano la sua vita e intraprese la carriera finanziaria, diventando manager di un’azienda di macchinari agricoli a Johannesburg. Ed è proprio in un incidente aereo mentre tornava a casa per il weekend che Hansie perse la vita nel 2002.

Cronje era amato per il suo carisma e la sua capacità di ispirare gli altri. Questo lato umano è evidenziato dal fatto che, nonostante lo scandalo che ha oscurato la sua carriera, è stato inserito al decimo posto nella lista dei “100 Great South Africans”, ovvero una lista stilata nel 2004 contenente i nomi dei 100 sudafricani più importanti della storia, davanti a gente come Cherlize Theron, J.R.R. Tolkien e innumerevoli attivisti dell’Apartheid.

L’aver mostrato il suo lato umano e le sue indimenticabili partite, gli valsero per sempre un posto nei cuori dei sudafricani.

Hansie Cronje rimane una figura difficile da decifrare nel paesaggio sportivo e culturale del Sudafrica. La sua vita è un intricato intreccio di talento straordinario, scelte disastrose e misteri irrisolti. La sua storia serve come un monito sulle insidie della tentazione e sulla fragile linea che separa la grandezza dalla caduta, un po’ come un moderno Icaro.

Mentre figure come Nelson Mandela, chiaramente in testa alla lista dei “Great South Africans,” hanno incarnato la redenzione e l’unificazione del Sudafrica, Cronje è un simbolo di una storia più complessa e problematica, ma anche della capacità che hanno i sudafricani di perdonare e capire, come su insegnamento del suo grande leader che perdonò i suoi carceratori.

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