martedì, 22 ottobre 2019
Personaggi

Bomber a 49 anni in prima categoria. Quando il calcio non ha età. La storia di Alberto Francesconi.

Cosa ti spinge a 49 anni, dopo una carriera calcistica da professionista, ad allenarti durante la settimana, scendere ancora in campo e sudare per una maglia? Ovviamente la passione e l’amore per il calcio. In sintesi questa è la bellissima favola di Alberto Francesconi, ex attaccante di Viareggio, Pisa e Lucchese che in questa stagione ha deciso di rimettersi gli scarpini per difendere i colori del River Pieve, squadra militante nel girone A di Prima Categoria della Toscana.

Alberto Francesconi è un conosciuto ed apprezzato attaccante, ex tra le altre di Livorno, Arezzo, Spezia, Viareggio, Sestese, Pisa e Lucchese, ha infatti accettato la proposta del River Pieve, attuale terza forza del Girone A di Prima Categoria, mettendosi, a quarantanove anni, a disposizione di mister Edoardo Micchi.

Abbiamo conosciuto la sua storia grazie ad una segnalazione di un nostro utente su Facebook e incuriositi dalla notizia uscita su tutti i quotidiani sportivi della Toscana abbiamo deciso di intervistare il bomber toscano per capire, scoprire e immaginare le sue emozioni dopo il ritorno al gol. Una bellissima storia di calcio, passione e sport. Tutta da raccontare.

Alberto intanto complimenti per il ritorno al gol. Potrebbe raccontarci una sua breve storia calcistica. Dove ha iniziato a giocare, con quali squadre ha militato nella sua carriera?

Ho iniziato a giocare all’eta’ di 18 anni perché’ dai 13 ai 18 mio padre ( chirurgo plastico di fama mondiale) mi aveva messo, giustamente, in collegio perché’ per lui veniva prima l’istruzione e poi il calcio. Così dopo il convitto nazionale Cicognini di Prato mi sono messo a giocare in Seconda Categoria proprio con la squadra del convitto, realizzando al mio primo anno 28 reti. Queste reti non passarono inosservate al Livorno Calcio in serie C2 che tramite il Torneo delle Regioni mi vide e mi tesserò. Da lì è cominciato tutto….ed ho militato in tantissime squadre toscane come Livorno, Pisa, Lucchese, Pistoiese, Arezzo, Pontedera, Viareggio, Ponsacco Sestese ( qui diventai Capocannoniere d’Italia dalla serie A alla Terza Categoria  con 28 reti in cnd)  tutte fra Serie C2 e serie D, qualche di Eccellenza, poi anche Spezia in Serie C1 ed Imperia in cnd, le uniche fuori regione. Mancano almeno dieci, dodici squadre minori tutte toscane. Penso di detenere anche il record di campionati vinti, sono 14 , 6 di serie D (cnd) e 8 di Eccellenza, tutti documentabili e fotografati.

Alberto Francesconi con la maglia del Livorno

 

Cosa ha provato quella domenica, a 49 anni, ad andare nuovamente in gol dopo aver smesso con il calcio?

E’ nato tutto per caso, in una panetteria ho ritrovato casualmente un amico direttore sportivo che conoscevo, ridendo mi ha detto: “perché’ non ti rimetti a giocare? Ci sono certi giocatori ora che te anche da fermo gli faresti gol”, mi sono messo a ridere e scherzando gli ho detto va bene! ci vediamo martedì all’allenamento.   Lui mi ha preso alla lettera e mi ha fatto chiamare dall’allenatore, un mio amico, Edoardo Micchi ex C2. Anche lui ha confermato la loro volontà’ di farmi giocare gli ultimi minuti delle partite senza nessun impegno. Gli ho risposto, mi vengo ad allenare e poi vediamo. Dopo due settimane di allenamenti, il debutto all’80’ nella partita contro lo Staffoli. All’ 84′ sono andato in gol e non nascondo che nei successivi 10 secondi ho pianto come un bambino. Perché sono passate davanti tante cose, gioie e ricordi e rabbia soprattutto il rimpianto di aver smesso per la carta di identità’ che certifica un 1970!

 

Cosa la spinge, a questa età, a giocare ed allenarsi ancora con questo spirito?  

Del calcio, negli ultimi anni mi è mancato il profumo e il rumore. Si, il profumo dell’erba, il profumo dello spogliatoio, il “profumo” di una felpa lasciata 3 giorni nella borsa ( questa solo chi ha giocato negli amatori la può capire), il rumore di una scarpa che sbatte sulle mattonelle dello spogliatoio per scrollarsi di dosso il fango appiccicoso,o il rumore assordante dei compagni che ti abbracciano dopo un gol, o quel rumore che non scorderai mai come il silenzio negli spogliatoi dopo una sconfitta. Poi mi sono sempre piaciute le sfide, la competitiva’, e quando uno mi dice:  tanto non ce la fai, che hai paura? non segnerai mai…” è questa la forza che mi spinge a misurarmi con ragazzi nati nel 2000. Chiaramente i miei allenamenti non sono i soliti di una volta, ma cerco di fare del mio meglio. Come in quella domenica, 10 minuti  ma di qualità.

Alberto Francesconi con la maglia del Pisa

 

Ci piace raccontare storie di sport e di vita come la sua sul nostro Blog. Da dove nasce questa sua passione per il calcio e cosa rappresenta per lei il calcio?

Sono nato calciatore, ma da una famiglia benestante, alla quale la parola calcio non è mai interessata, ho perso i migliori anni per imparare tecnica e tattica in collegio, giocando solo per la squadra del convitto. La nota positiva è che mi sono laureato all’Isef ed ho imparato 3 lingue ( inglese, francese e spagnolo ). Sono stato militare nei paracadutisti della Folgore negli anni che giocavo nel Livorno. La passione è tutto nel calcio, senza quella puoi smettere appena inizi se non ce l’hai. È proprio quello che insegno a mio figlio Tommy di 6 anni.

 

Le “nuove generazioni” di calciatori forse hanno perso l’entusiasmo e la voglia di combattere sempre più presi da un calcio moderno. Quale consiglio può dare a un giovane?

Mio figlio ha più’ passione di me, gioca, si impegna, ascolta, domanda, cade, soffre, ( si è già rotto il radio) si allena 3 volte la settimana, e se non lo porto si arrabbia con me. E questo è l’unico consiglio che darei ad un giovane: se ti sei meravigliato leggendo quest’ultima riga, smetti! Invece se ti sei immedesimato continua a giocare ed allenarti.

Alberto Francesconi con la maglia della Lucchese

 

Calcio di una volta e calcio moderno quali sono per lei le differenze sostanziali?

Ho iniziato con marcature a uomo asfissianti, ora la zona la fa da padrona, ma se fossi stato nel 1990, il gol a 49 anni non l’avrei fatto, avrei avuto sicuramente un “dobermann” a marcarmi e sarebbe stata dura saltare da solo in area. Con questo commento Walter Casarotto (ex professionista) ha parlato del mio gol di alcune domeniche fa “certo con questi difensori segnerai anche a 60 anni!”.

Il prossimo anno? Si vede ancora come calciatore?

Ho saputo che Enzo Scarpa nel 2011 in terza categoria a 49 anni e 8 mesi ha fatto gol. Chissà. Forse il mio sogno è segnare a 50 anni e un giorno in categoria e stabilire il record.

Chi vorrebbe ringraziare per il gol di domenica?

Il ringraziamento va al mondo del pallone. Cioè alle milioni di persone che vivono soffrono e respirano calcio e danno vita a questo grande sport, senza le quali tutto non sarebbe possibile.

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