mercoledì, 28 febbraio 2024
INTERVIEW

STORIE DI CALCIO FEMMINILE. NAPOLI E POMIGLIANO DAL DILETTANTISMO AL PROFESSIONISMO. ABBIAMO INTERVISTATO GLI AUTORI DEL LIBRO.

Teresa Maddalo e Domenico La Marca ci portano alla scoperta di due Club prestigiosi nel panorama del calcio femminile. Riferimenti e protagonisti, dirigenti e calciatrici, storie di calcio e di vita in un libro che racconta orgogliosamente due realtà, due città, una regione. Andiamo alla scoperta Del Napoli Femminile e del Pomigliano Calcio Femminile.

Storie di calcio femminile. Napoli e Pomigliano dal dilettantismo al professionismo. Dateci tre motivi per acquistare questo libro!

Di solito i migliori acquisti in fatto di libri si rivelano quelli compiuti d’istinto. Mettiamo in libreria titoli, copertine e parole che ci ispirano “qualcosa”… se questo libro vi dona subito questa sensazione, allora può essere un buon motivo. Se poi collezionate libri sul tema calcio e, nello specifico, sul calcio femminile, potrebbe fare al caso vostro. Un terzo motivo da proporre non c’è: è anche giusto che questo libro “da solo” arrivi dove riesce ad arrivare.

Perché proprio Napoli e Pomigliano? Cosa hanno rappresentato e rappresentano questi due club per il movimento del calcio femminile? 

Sono innanzitutto due realtà sportive a noi vicine, in termini territoriali. Non avendo entrambe un supporto dal comparto maschile, come accade invece per molte altre squadre del movimento, hanno fatto sicuramente un percorso più faticoso, ma proprio per questo affascinante.

Il Napoli è “sul rettangolo verde” da almeno un ventennio mentre il Pomigliano è una squadra più giovane che ha saputo dire la sua tra le giganti presenti da più tempo.

Overview. Una riflessione ed un tuo punto di vista sul sistema calcistico femminile italiano. Quanto è cambiato negli ultimi 15 anni? Dilettantismo e professionismo, i Mondiali in Francia e la visibilità conquistata sui principali media. A che punto siamo?

Quei Mondiali di Francia sono stati – a detta non nostra, ma di molte calciatrici – il punto di svolta, in termini mediatici e di visibilità, atteso da tempo.

Buoni risultati e tanta esposizione televisiva hanno fatto sì che un processo in rodazione si sveltisse e a confermarlo sono state le numerose iscrizioni di bambine alle scuole calcio in quel periodo. Una nazionale meno deludente avrebbe potuto dare una nuova spinta anche nel 2023, ma sappiamo che i cicli sono tali proprio perché si concludono.

Il professionismo è una conquista recente e l’emozione delle ragazze che rispondono finalmente “calciatrice” alla domanda “che lavoro fai?” la dice lunga.

Dovrebbe essere stata sempre la “normalità”, ma nel 2023 sappiamo che anche questo è un concetto labile. Il calcio in generale, non solo quello femminile, deve iniziare a farsi delle domande e a programmare in maniera più lungimirante, pensando alle future generazioni: strutture, strutture, ancora strutture valide (il vero “dramma” del calcio nostrano), partnership con l’estero, insieme a mirati investimenti mediatici, potrebbero essere funzionali.

Ci vorrà ancora tempo,  dobbiamo esserne consapevoli. Si stanno compiendo passi in questa direzione, servono pazienza e costanza.

Il libro racconta delle storie. Senza togliere nulla a nessuno, quali secondo te quelle più significative o curiose? Durante la stesura del libro c’è qualche particolare aneddoto che vorresti raccontarci? 

Crediamo che le storie di capitane ed ex capitane siano utili per capire lo spirito e l’impegno di tutte le calciatrici che hanno fatto transito su questi campi, ma sono altrettanto affascinanti i racconti di chi questa strada l’ha spianata in tempi davvero non sospetti.

Per nostra fortuna, abbiamo potuto includere il presente e il passato. Gli aneddoti belli sono quelli che riguardano i match decisivi e le particolari sensazioni che li accompagnano, ma anche quelli relativi all’adattamento delle non campane a luoghi e modi di vivere completamente diversi e talvolta sorprendenti.

Curiosità personale e domanda generica. Forse in molti non lo capiscono o non lo sanno, quanto lavoro c’è dietro la stesura di un libro del genere?

Abbiamo realizzato questo libro grazie allo straordinario supporto delle società e delle loro aree comunicazione, di altre società che ci hanno gentilmente dato l’opportunità di sentire le loro tesserate, grazie a Italo Palmieri, ex dirigente e giornalista, che ha aperto il suo scrigno di conoscenza del movimento e grazie alle ragazze, che si sono affidate alle nostre penne per raccontare le loro emozioni.

Il lavoro è stato indubbiamente notevole, ma scrivere di calcio è un piacere, come lo è stato finora raccontarlo in radio e in TV. Lo abbiamo sempre fatto, in tutte le condizioni, e stavolta è stato ancora più bello, perché abbiamo percepito in queste ragazze la stessa passione che abbiamo noi in quello che facciamo.

 

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