mercoledì, 28 febbraio 2024
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Eric Cantona: una vita fuori dagli schemi

“Il francese maggiormente amato dagli inglesi”. Una frase che rappresenta una follia, in un paese tanto nazionalista come lInghilterra. Eppure, è proprio così che viene ricordato ancora oggi, a distanza di venticinque anni dal ritiro dal calcio giocato, Eric Cantona.

Personaggio mai banale e calciatore straordinario, ricordato maggiormente per le sue performance al Manchester United: 143 presenze condite da 64 gol; un palmarès che, con i Red Devils, si è arricchito di 5 trionfi in Premier League, 2 FA Cup e 6 Community Shield.

Oltre ai trofei però, l’esperienza nel calcio d’oltremanica del francese ha regalato ai tifosi immagini iconiche che rimangono nella mente di tutti gli appassionati: una su tutte, il calcio in stile kung fu rifilato ad un tifoso del Crystal Palace, a Selhurst Park.

Era il 25 gennaio 1995: il Manchester United, campione in carica, parte da netto favorito anche per questa stagione ma viene pressato dalle ottime prestazioni del Nottingham Forest e dal Blackburn Rovers (futuro campione).

Quel giorno i ragazzi di Sir Alex Ferguson sono ospiti del Crystal Palace, impegnato nella serrata lotta salvezza che (causa riduzione del numero di squadre da 22 a 20 nella stagione successiva) vede impegnate praticamente metà delle compagini.

Un tipico match all’inglese degli anni ‘90: l’agonismo la fa da padrone, il campo è tutt’altro che in perfette condizioni e le occasioni scarseggiano. Cantona è marcato dal difensore Richard Shaw, noto per la sua irruenza e per la durezza degli interventi: alla fine della prima frazione di gioco, il francese si rivolge all’arbitro dicendogli di fare “il suo fottuto lavoro”.

Nella ripresa, il fatto: dopo l’ennesimo strattonamento di Shaw, Cantona si libera dalla marcatura con un plateale calcio e viene espulso.

Mentre viene accompagnato negli spogliatoi, The King viene insultato da un tifoso locale che gli urla “Vattene a fa****o nel tuo Paese, bastardo di un francese” e, nel mentre, fa il saluto fascista.

Cantona non ci vede più e si fionda sul tifoso con un calcio volante destinato a scrivere una pagina di storia: sugli spalti, quel giorno, era presente anche Massimo Moratti con i suoi due figli.

Il presidente dell’Inter era intenzionato a comprare il giocatore, insieme al compagno di squadra Paul Ince, ma come prevedibile l’accordo col francese salta dopo l’accaduto (mentre Ince la stagione successiva vestirà la casacca nerazzurra).

Porte scorrevoli: l’episodio cambia la stagione dei Red Devils (che quella stagione rimarranno a secco di trofei) e quella di Cantona, squalificato per 4 mesi.

Il “tifoso vittima” del calcio di Cantona, tale Matthew Simmons, militante del Fronte Nazionale Britannico, passato alle cronache per aver rapinato una pompa di benzina ed aver aggredito l’inserviente per motivi razziali (lo stesso era infatti originario dello Sri Lanka) con una trave lunga un metro.

La stampa non fa sconti: giornali inglesi e francesi riportano l’accaduto condannando il gesto e chiedendo una pena esemplare per Cantona e c’è chi parla addirittura di una squalifica a vita. La Federcalcio Inglese si riunisce qualche tempo dopo e convoca il calciatore, che si scusa affermando: “Vorrei chiedere scusa al presidente della commissione, al Manchester United e ad Alex Ferguson. E vorrei chiedere scusa anche alla prostituta che ha dormito nel mio letto la notte scorsa”.

Detto fatto: dai 4 mesi previsti, la squalifica viene raddoppiata ad otto. Finisce inoltre la sua avventura con la nazionale francese. Dal punto di vista penale, le iniziali due settimane di carcere vengono tramutate in 120 ore di servizi socialmente utili durante le quali Cantona insegnerà calcio ai bambini.

Il ritorno in campo è datato 1° ottobre 1995 ed il colletto torna subito ad alzarsi: il Manchester United affronta il Liverpool ed una rete del bad boy Cantona permette ai Red Devils di pareggiare 2-2.

L’episodio in sé per sé può sembrare una “semplice” follia di un calciatore indisciplinato (e lo è) ma racchiude la coerenza di un calciatore sempre pronto a prendere posizioni scomode: in una recente intervista al The Athletic ha infatti affermato: “Recentemente ho sentito dire che i calciatori devono essere impegnati socialmente, essere attivi, come gli artisti. Ma gli artisti – il 90% di loro sono attivi in cose facili, senza alcun rischio. Dove è rischioso, non si schiera nessuno. La maggior parte delle persone lo accetta perché sono ‘esempi’. Ma sono esempi a buon mercato, esempi di pecore a buon mercato! Ci sono molti esempi di pecore a buon mercato, nel calcio, come dappertutto. È solo business. Dicono di essere contrari a questo o quello, ma è sempre la cosa più facile.”

Cantona non dirà mai pentito del calcio sferrato a Simmons, come affermerà in diverse occasioni, ma allo stesso tempo riconosce i suoi errori e uscendo fuori dal personaggio che si è creato sul campo riconosce che: “Sono solo un essere umano come tutti e a volte sono più fragile. Non siamo come i robot. Non sono un robot, sono solo un essere umano. Posso essere fragile (…) Il più delle volte sono molto umile. Scherzo dicendo ‘Sono una leggenda’ e tutta quella roba. Perché non mi interessa. So che viviamo in un circo, quindi mi presto. Faccio il clown, come tutti”.

Parole di chi sa che prendersi sul serio, in un mondo devoto all’immagine e all’apparenza (e quindi alla finzione), non vale la pena. Tanto vale far credere a tutti di stare al gioco, magari scombinando di tanto in tanto le carte in tavola per divertirsi un po’ di più.

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