giovedì, 2 febbraio 2023
Basket

Tony Parker. Netflix ripercorre la vita di un’altra leggenda NBA

“Quando ero piccolo sognavo l’NBA ma non pensavo di  vincerla e, tantomeno, che ritirassero la mia maglia”.

Si apre così  il documentario Tony Parker – The Final Shot, diretto dal regista Florent Bodin, autore tra gli altri del documentario (sempre su Netflix!) Le K Benzema, che racconta la vita in campo e fuori di Karim Benzema, attaccante francese del Real Madrid.

1 ora e 38 minuti che espongono in maniera dettagliata la vita di William Anthony Parker, ex playmaker dei San Antonio Spurs e miglior giocatore di sempre del basket francese.

Un documentario biografico reso straordinario dalla partecipazione di campioni come l’amico Thierry Henry, Kyllian Mbappé, la leggenda di Coach Gregg Popovich, Tim Duncan, Bruce Bowen e del Mamba Kobe Bryant (al quale è dedicato il documentario ndr) che dirà: “Sono molto fiero di lui”.

Un talento immenso

Questa affermazione probabilmente fornisce l’identikit ideale del campione Tony Parker: 1.254 partite in NBA, 17 stagioni sempre ai Play-off, 4 titoli NBA, sei volte All-Star NBA, tre volte All-NBA second team, MVP nelle finals 2007, Campione d’Europa con la nazionale francese nel 2013.

The Final Shot è molto, molto di più di una narrazione sportiva. Un prodotto Netflix che, dopo il successo straordinario di The Last Dance, strizza ancora una volta l’occhio all’ NBA, analizzando la persona a 360°, con la capacità di descrivere la vita di Parker attraverso i momenti più importanti della carriera sportiva.

Talento, lavoro, determinazione, disciplina, leadership. Questo è l’atleta, ma anche il manager di oggi, l’imprenditore, il Presidente del Club ASVEL, vera e propria locomotiva del sistema cestistico transalpino.

Il suo arrivo in NBA, renderà il basket americano più internazionale, non più un sistema chiuso a stelle e strisce. Ha ben presto cancellato i luoghi comuni sui playmaker europei e abbattuto lo scetticismo iniziale di Popovich, il coach più vincente della storia.

Comporrà i celebri Big Three, al fianco di Tim Duncan e Manu Ginobili. Definito arrogante da alcuni, sicuro di sé da altri. Ma in fondo, chi può arrogarsi il diritto di definire in maniera netta il confine tra presunzione e manifesta superiorità? Nel Draft 2001 sarà selezionato come 28a scelta dai San Antonio Spurs e da lì inizierà la sua leggenda.

Le analogie con Air Jordan

Il suo idolo era ed è Michael Jordan. Torna a bomba il tema The Last Dance, ma come potrebbe essere il contrario? In campo caratteristiche di gioco molto diverse ma numerose le analogie.

Tony si innamora di MJ nell’estate del 1991, quando passa le vacanze dai nonni a Chicago. La Wind City è la casa di Jordan, è una città che vive soprattutto in quel momento storico delle imprese dei Bulls, appena saliti alla ribalta con il primo titolo. Il piccolo Tony inizia a sognare, inizia ad immaginare il suo futuro.

Un legame con Jordan che ritroveremo anche nello stile, nell’estetica di Parker. Michael spesso e volentieri si mostrava in pubblico con un completo elegante, lontano dalle stravaganze classiche dei colleghi, dei vestiti colorati, appariscenti, ai quali ha sempre preferito uno stile più semplice, lineare.

Uno stile, quello di Parker,che viene definito, anche nel documentario, come europeo. Tony ha portato sugli Spurs una nuova luce come sottolinea, Marc Spears, giornalista di ESPN: “Ha accentrato l’attenzione sulla squadra anche fuori dal campo.

Era proprio un figo, come il suo gioco così il suo stile, il suo gusto. Aveva sposato una superstar di Hollywood (Eva Longoria ndr), ribaltando tutte le luci in direzione San Antonio Spurs”. Una notorietà che va gestita, che in alcuni casi porta con sé pressioni e problematiche come ad esempio la rissa che coinvolge i cantanti Drake e Chris Brown nell’estate del 2012 dove rimane coinvolto, in un night club di New York,  rischiando addirittura di perdere l’occhio sinistro.

Ecco i cantanti, un buon assist per parlare anche della sua passione per la musica. Appassionato di rap e hip hop, nel 2007 ha pubblicato l’album intitolato TP che comprende collaborazioni con diversi artisti come Jamie Foxx, Eddie B, Booba, Don Choa, K-Reen, Eloquence, Rickwel e Soprano. Pare che attraverso la sua cultura musicale sia riuscito a creare subito un canale di comunicazione con i suoi compagni appena atterrato negli States.

Lo stile Parker e l’accordo con Peak

Torniamo all’estetica. Per intenderci, lo stile Tony Parker è molto, molto vicino a quello che David Stern voleva per tutto il sistema.

L’ introduzione, nell’ottobre del 2005, del dress code NBA, è un progetto che non viene mai completamente digerito e anche applicato, scatenando molte polemiche. Ma l’idea ambiziosa dell’allora Commissario NBA era quella di dare un volto più elegante e sobrio alla Lega attraverso lo stile dei giocatori.

Un  indirizzo rivolto all’abbigliamento più classico, più formale prima e dopo le partite, nelle conferenze stampa ed in tutti gli eventi ufficiali. Appunto lo stile Parker, che ritroviamo anche nelle sue parole in relazione alla partnership come testimonial Tissot:

“Io e Tissot abbiamo uno stile semplice, elegante, direi casual. Ognuno deve esprimersi come vuole, ha gusti diversi ed  io mi trovo a mio agio così. In campo e fuori il mio modello è stato sempre Michael Jordan, indossava spesso un abito e per questo mi è sembrato sin da subito un ottimo modello da seguire.”

Partnership e sponsor. Nel documentario si analizza anche il passaggio fondamentale a Peak Sport. Dopo 13 anni di Nike (firma il contratto a 17 anni ndr) arriva la mega offerta dell’azienda cinese che attraverso Tony Parker farà un salto enorme in termini di notorietà e quindi di vendite, con un accordo compreso tra i 3 ed i 4 milioni di dollari all’anno (fonte sportune.fr).

Ancora oggi, anche dopo il suo ritiro, Peak Sport disegna le scarpe per Tony Parker, cosa che Nike ha fatto con Air Jordan, ennesima similitudine tra i due.

Una partnership che lo porterà ad espandere i suoi orizzonti di businessman in Asia, accolto e considerato come una vera superstar. Lui stesso dirà, nel corso del documentario: “Ho tanti interessi e progetti qui, quella con la Cina è una grande storia di amore”.  Noi aggiungiamo che è anche una grande storia di affari.

Tony chiuderà la sua carriera con Charlotte Hornets, chiamato proprio da Jordan all’epoca Presidente della squadra. Una storia in campo che si chiude con un ultimo romantico capitolo, terminare la sua avventura da atleta agli “ordini” del suo idolo di sempre. Un passaggio che chiude il cerchio sportivo, un finale di carriera che rende merito ad una leggenda. Mercy Tony!

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