mercoledì, 5 ottobre 2022
Calcio

Silvio Gazzaniga, il papà della Coppa del Mondo. I ricordi del grande designer nelle parole del nipote.

Coppa del Mondo, Coppa UEFA, la Supercoppa Europea, la Coppa UEFA Under 21, Under 23 e tante altre sia per le Federazioni del Gioco del calcio di vari Paesi che per altri Sport. Sono i capolavori artistici del designer milanese Silvio Gazzaniga che ha progettato e seguito la realizzazione nel corso della sua splendida carriera. Un orgoglio tutto italiano di cui andare fieri. Il Supporter ha intervistato il nipote per conoscere curiosità, aneddoti ed emozioni dietro il “Sacro Gral” del calcio.

Potevamo cercare tutte le informazioni che volevamo su un artista e designer internazionale come Silvio Gazzaniga. Abbiamo voluto, però, raccogliere un punto di vista differente, di chi lo ha vissuto in famiglia, di chi può raccontarci qualcosa di differente. Per questo le chiediamo innanzitutto di raccontarci prima l’uomo, il nonno e poi il professionista Gazzaniga, che ricordi ha di lui? 

Silvio nasce a Milano nel 1921, è bene ricordarlo. Sono gli anni bui del Fascismo che si espandeva nel tessuto sociale del paese e a breve avrebbe portato l’Italia in guerra con tutte le conseguenze tragiche con ben conosciamo. E poi la ricostruzione, il boom economico, il Sessantotto e gli anni del terrorismo. Avendo la fortuna di spegnere 96 candeline, si può dire che Silvio abbia vissuto appieno il Novecento.

È stato un uomo molto legato alla sua famiglia, che ha creato con la moglie Elsa – con cui ha avuto Gabriella e Giorgio. Di carattere schivo, spesso si estraniava ed entrava in una “trance” creativa che gli permetteva di far esplodere tutta la sua creatività. Oltre allo sport, è stato un appassionato di design, di automobili sportive e di aerei e non poteva fare a meno di ricaricare le batterie della propria anima artistica passeggiando in montagna e fotografando la natura, da sempre sua importantissima fonte d’ispirazione. Da non dimenticare anche il suo legame molto forte e intimo con la città di Milano, in cui è nato e ci ha vissuto tutta la vita.

Sono stato molto fortunato a essere nipote di Nonno Silvio: sempre molto affettuoso e presente. Il pranzo o la cena nel fine settimana da lui e da Nonna Elsa è stato un appuntamento costante per decine di anni nella mia vita. Quando ero piccolo ricordo i pomeriggi domenicali trascorsi insieme al Parco Sempione o ai Giardini Indro Montanelli oppure, quando pioveva, i giochi di creatività anche con mio fratello Damiano con il gesso e la plastilina nel suo studio.

Come professionista, seppure meno conosciuto di altri, Silvio Gazzaniga può essere ritenuto uno degli artisti più importanti del secolo scorso. Grande conoscitore dell’arte contemporanea, creatore eclettico, maestro di scultura, bassorilievo e tutto tondo, l’artista milanese si colloca tra i più significativi esponenti del panorama artistico contemporaneo italiano che si sono proiettati con opere a livello decisamente internazionale. In lui troviamo tante tracce del Novecento, dall’idea Bauhaus dell’arte che diventava “applicata”, anzi incorporata nelle cose di ogni giorno, al Futurismo, per il senso del movimento e della forma.

La forza e il gesto che si fa movimento. In famiglia ci piace paragonare Silvio a un personaggio come Ennio Morricone, così antico, profondo e moderno allo stesso tempo, quasi fuori dal tempo. Sono stati simili per il loro metodo di lavoro da artigiano artista, Ennio dedito al Cinema e Silvio dedito allo sport.

Un designer che è entrato nella storia, capace di creare forme d’arte che sono simbolo del calcio e quindi aspirazione massima di milioni e milioni di appassionati. Ci racconti qualche aneddoto legato alla creazione della Coppa del Mondo prima e della Coppa Uefa successivamente!?

Silvio doveva creare una nuova icona mondiale che veniva dopo una coppa – la Rimet – che era rigida, squadrata e quasi impettita, derivante dal rigoroso stile Art Déco francese del 1926. Per contrasto decise di rappresentare il ruvido dove era il liscio, il movimento all’Oro caldo, dove era la glaciale, statuaria, immota bellezza dell’opera precedente di Abel Lafleur. Voleva dare la “presa”, la conquista del Mondo del calcio, tra le mani di due atleti che diventavano in quello stesso momento e in quella coppa, degli “Dei” dello sport e della fatica, invece che, come era stato sino ad allora, dare una Dea in mano a degli atleti.

Si può affermare, inoltre, che l’aspetto quasi “religioso” sia significativo in quest’opera. Silvio, prima della sua realizzazione, aveva creato nel corso dei suoi operesi decenni numerosissime opere scultoree, medaglistiche e pittoriche di tema religioso. Forse per questo settore l’opera più significativa è stata il reliquiario di Sant’Antonio del 1955 che si trova tutt’ora nell’omonimo museo adiacente alla Basilica del Santo nella città veneta. Ebbene, è indiscutibile come alcuni richiamo sacri siano presenti nella Coppa del Mondo. Come il sacerdote che innalza l’ostia o la croce davanti ai fedeli per la consacrazione, assistiamo nel rettangolo di gioco al capitano della squadra vincente che alza la coppa al cielo davanti ai tifosi esultanti, come celebrazione del calcio come religione pagana.

Di fatto esiste un aneddoto, ancora prima che la Coppa del Mondo sia stata creata. Mi spiego meglio. Conseguentemente alla definitiva assegnazione della coppa Rimet, la FIFA ebbe la necessità di creare un nuovo trofeo destinato a durare nel tempo. Per il concorso internazionale indetto dalla FIFA nel 1971 per trovare la nuova Coppa, Silvio Gazzaniga non solo prepara il bozzetto della sua proposta ma, data la particolare plasticità scultorea che rende difficile apprezzare appieno un semplice disegno, prepara anche un modello tridimensionale semi definitivo in cera rossa. Per trasportarlo a Zurigo per sottoporlo ai giudici, costruisce una scatola di legno ad hoc per proteggere la sua opera. Oggi esistono ancora sia la prima versione ancora abbozzata di Coppa in cera rossa che la scatola.

Sulla Coppa più famosa del mondo esistono altre curiosità. Al suo interno, per esempio, è completamente vuota. Lo spessore del metallo oscilla tra i 3 e i 5 millimetri a seconda dei punti del modellato. Se la Coppa fosse infatti stata un unico pezzo d’oro, avrebbe pesato circa 80 chilogrammi, sicuramente molto pesante da tenere e innalzare. Altra cosa: Silvio Gazzaniga decise di inserire due strisce orizzontali di malachite alla base della Coppa. Come mai? Intanto per impreziosire ulteriormente l’opera e includere anche il colore verde, che ricorda l’erba dei campi da gioco. Senza contare che indiscutibilmente questa particolare pietra impreziosisce ed esalta il colore dell’oro e viceversa.

Passando alla Coppa UEFA, oggi il trofeo della UEFA Europa League, Silvio Gazzaniga andava a realizzare un nuovo trofeo che si affiancava alla UEFA Champions League e quindi veniva dopo una coppa super tradizionale, tonda come un anfora greco-romana, imponente, liscia e lucida come uno specchio, addirittura con “orecchie” prima piccole e poi modificate e più grandi dove le esigenze di fotogenia e imponenza televisiva le avevano richiesto nel 1966 un lifting alle orecchie e una nuova foggia anche al “collo” e al basamento. Cosa poteva fare Silvio Gazzaniga per fare la differenza? Dove era il lucido, pensare all’opaco dell’argento, battuto mano sulla pece, da migliaia di piccoli sapienti colpi di un argentiere esperto, come le migliaia di sapienti calci che portano le squadre a vincere la Coppa. Poi lo slancio della sua snella e veloce figura a sezione esagonale che, come la gioia prorompe ed “esplode” dal basamento per raggiungere il cielo della vittoria. Infine un tocco moderno e scultoreo con la fascia in bassorilievo degli atleti che si rincorrono tutto intorno alla nostra Europa presi dalla leale competizione tra di loro. Poi una fascia in alabastro verde chiaro. Questo il segreto di una coppa tra le più importanti in Europa.

Avete creato un profilo instagram per ricordare al mondo vostro nonno. Ma le chiediamo, qual è l’eredità ed i valori trasmessi dal signor Gazzaniga alla propria famiglia? 

Sì, il profilo è nuovo, tra poco farà il primo compleanno. Abbiamo da molto tempo il sito web ufficiale che contiene la storia di Silvio e delle sue opere, nonché immagini e filmati. A livello dei valori che ci ha tramandato penso innanzitutto all’etica del lavoro. Mio nonno è stato un grandissimo e infaticabile lavoratore. Nella sua attività artistica si è realizzato ed è riuscito a portare valore anche alla società. Altro valore è quello dell’impegno, dell’approfondimento, della perseveranza, della costanza. Mai arrendersi alla prima difficoltà. Mi viene in mente la frase del condottiero cartaginese Annibale: Aut viam inveniam aut faciam che si può tradurre con “O troveremo una strada o ne costruiremo una”.

Ci ha trasmesso il suo modo di amare il suo lavoro come un “unicum”, come un insieme armonioso di strumenti esecutivi e di capacità artistiche anche manuali, tutte poste al servizio del risultato espressivo che si vuole ottenere. Noi tutti, in famiglia, facciamo dei “mestieri” molto diversi dalla sua arte ma ci è rimasto il seme, ci accomuna il “metodo” di amare e di agire che lui ci ha insegnato in silenzio, senza molte parole, ma dandoci sempre l’esempio concreto di come condurre lo sviluppo delle cose e arrivare al risultato.

Silvio Gazzanica con la sua Coppa del Mondo (Fonte:https://www.silviogazzaniga.com/)

Proseguendo sui valori, secondo lei qual è l’eredità lasciata invece all’interno del mondo del design italiano e mondiale? 

Se dovessimo focalizzarci sul mondo delle coppe, possiamo dire che esiste un pre-Gazzaniga e un post-Gazzaniga. Le coppe di una volta erano comunemente realizzate in lastra e tornite. Quelle create da Silvio, invece, sono coppe che abbinano e miscelano un modellato scultoreo anche con parti in lastra. Sono trofei che devono essere lavorati e fusi come opere d’arte, come si è sempre fatto con le statue dall’antica Grecia in avanti. Molto spesso i modelli rappresentano un’immagine corale di atleti, come nel caso della Coppa UEFA, della Coppa Under 21 e della stessa Coppa del Mondo di calcio. Questa “impronta” dello scultore milanese sottolinea l’artisticità del modellato contrapposta alla semplicità della lastra tornita, permettendo di esprimere fisicità e movimento dinamico e nello stesso tempo trasmettendo i valori e il senso del gioco di squadra, fondamentali in uno sport come il calcio.

Silvio ha tramandato l’idea che la creatività si coltiva attraverso un processo complesso, che si svolge in costante evoluzione interiore e che riesce a fondere la capacità di concepire gli stili ed i concetti creativi da esprimere, unendoli con l’abilità di progettare un’opera attraverso la fusione di tecniche diverse in modo da creare, attraverso una nuova armonia superiore, qualcosa che porta in sé il seme di significati universali trasmessi con semplicità e con modernità. Un equilibrio espressivo sempre nuovo e originale ma che è sempre comunque riconoscibile e leggibile dall’intera umanità degli sportivi.

Coppa del mondo, Coppa Uefa ma non solo. L’arte di Gazzaniga non si limita a questo. Ci sono opere al quale lei è particolarmente legato o che crede sia giusto raccontare ed evidenziare? 

Oltre al già citato Reliquiario di Sant’Antonio da Padova, che secondo l’artista milanese insieme alla FIFA World Cup sono state le due opere che hanno davvero girato tutto il mondo e continueranno a farlo, trovo molto bello e significativo anche il Monumento ai caduti del motociclismo di Civenna, commissionato a Gazzaniga dalla Federazione Motociclistica Italiana nel 1959 e realizzato nel 1961 a Civenna, in provincia di Como. Il monumento è costituito da una base a forma di colonna decorata con rilievi elicoidali, rappresentanti la nascita e l’evoluzione dello sport motociclistico lungo un percorso che culmina sulla sovrastante fiamma stilizzata, un fuoco che celebra i Caduti dello sport e che richiama un nastro d’asfalto che sale e si staglia fino nel cielo. La fascia a spirale elicoidale che, come in una moderna colonna romana sale intercalata da una fascia di alloro, raffigura motociclisti di ogni tempo, dalla nascita della prima motocicletta ad oggi. Al termine della spirale è rappresentato un atleta con una fiaccola in mano che simboleggia lo spirito sportivo. Risulta quindi evidente l’equilibrio tra stilemi classici e moderni e l’universalità, l’internazionalità del messaggio, senza limiti nel tempo e nello spazio, rivolto al vasto e composito mondo degli appassionati delle motociclette, fatto di corridori, campioni e meccanici, ma anche di semplici appassionati della strada. Un mondo di uomini sempre in movimento che, nonostante le vittorie, le sconfitte, le cadute e purtroppo anche gli incidenti mortali, riparte sempre verso nuove sfide tecniche e di primato.

Tornando, invece, alle Coppe, sull’onda del successo internazionale derivato dalla FIFA World Cup, la sua produzione artistica sportiva prende il volo e gli vengono direttamente commissionati molti altri trofei di importanti competizioni calcistiche nazionali e internazionali come la Coppa UEFA e la Super-coppa Europea. Realizza anche le Coppe del Mondo di Baseball, Bob e Volley e medaglie per manifestazioni internazionali importanti anche di altri sport quali: pallacanestro, nuoto, sci e tanti altri ancora, sempre conteso dalle Federazioni sportive di ogni paese. Per la Coppa del Mondo di Baseball in particolare, Silvio ha deciso di adottare degli standard creativi formali e stilistici più aderenti alla “cultura visiva” statunitense e quindi si è allontanato dal modernismo e dalle ispirazioni più classiche dei trattamenti dei metalli che aveva fortemente voluto per le coppe FIFA e UEFA per andare verso un trattamento creativo improntato ad un verismo moderno nord americano.

Per concludere le facciamo una domanda banale ma crediamo significativa. Lei e la sua famiglia, cosa provano ogni volta che una nazionale alza al cielo la Coppa del Mondo? 

Per noi della famiglia è sempre emozionante assistere ai festeggiamenti della finale dei Campionati del Mondo e, come accadeva anche a Silvio, il plus ultra, per ovvi motivi, è quando è la Nazionale Italiana ad accaparrarsi il Santo Graal del calcio… cosa che è successa nel 1982 e nel 2006 e che speriamo accada nuovamente al più presto. Però ci tengo anche a ricordare altri due trofei, creati dal Signore delle Coppe: la già citata Coppa della UEFA Europa League e la Super Coppa Europa. Due trofei ancora vivi, contemporanei e anche per loro è sempre una gioia rivederli anche se per una notte sola all’anno.

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