venerdì, 22 ottobre 2021
Volley

MARGHERITA BIANCHIN: TRA NAZIONALE E VITTORIE IMPORTANTI NEL BEACH VOLLEY

Fresca della medaglia di bronzo a Lubiana della tappa di Beachvolley World Tour e della vittoria della tappa di Sofia del torneo World Tour 1 stella portando l’Italia sul gradino più alto del podio in terra bulgara un’altra affermazione di grande prestigio, che segue quella della Coppa Italia, ottenuta a Bellaria. Margherita Bianchin, nazionale beach volley, si racconta su Il Supporter, tra vittorie e carriera pallavolistica.

Come nasce la tua storia d’amore con la pallavolo?

Da piccola volevo giocare a basket proprio come mio padre, ma non c’era la squadra femminile nel mio paese. Quindi ho iniziato a giocare a minivolley e mi e’ piaciuto subito.

Sono stati i miei genitori ad insegnarmi il valore cruciale dello sport. Senza di loro non avrei mai iniziato. Mio padre mi ha addirittura costruito un campo da greenvolley dietro casa e durante I weekend mi allenava lui quando ero piccolina.

Per farti conoscere meglio dai lettori, quali sono state le principali tappe della tua carriera sin qui?

Dopo aver fatto le giovanili tra San Dona’ e Anderlini, sono approdata a Martignacco. Società stupenda che mi ha preparato benissimo all’esperienza americana. Una volta negli USA, ho giocato alla St. John’s University per un anno e mezzo e altri quattro anni a FIU, Miami.

Durante quest’ultima esperienza, sono arrivati titoli più belli e importanti, ma anche le più grande sfide che mi hanno portato ad una crescita personale importante.

Una volta conclusa la mia esperienza in America, sono entrata a far parte della nazionale italiana di beach volley. Altra esperienza ricca di soddisfazioni (un secondo posto agli italiani e un oro al world tour di Vilnius), ma anche grandi sfide che richiedono perseveranza e resilienza.

Hai fatto un’esperienza importante negli Stati Uniti, cosa ti ha dato ed in che termini ha inciso a livello sportivo e umano?

Sicuramente mi ha insegnato che la squadra va messa al primo posto. Si è forti solo quanto il nostro giocatore più in difficoltà.

Quindi bisogna aiutare ogni componente del gruppo. In questo ambiente però, non bisogna tralasciare la nostra competitività individuale. E’ importante allenarsi con l’idea di diventare il migliore.

Bisogna quindi trovare un certo balance per sposare questi due concetti apparentemente contrastanti: “divento il più bravo di tutti perché così aiuto meglio i miei compagni”.

Ho anche imparato che nella vita niente è impossibile. Se ti impegni al massimo hai delle possibilità di raggiungere i tuoi obiettivi. Ma questo si sa, è l’idea emblema del ‘sogno americano’.

Prendiamo spunto dalla tua esperienza come studente-atleta per capire come è possibile fare convivere lo sport di alto livello con lo studio? Spesso in Italia sembra impossibile fare tutto ciò!

In Italia è impossibile perché lo sport non é ritenuto ancora così importante.

O sei studente o sei atleta. Ovviamente ci sono delle eccezioni, conosco molte persone che giocano ad alti livelli e si sono laureati a pieni voti. Ma sono delle (bellissime) eccezioni. Negli USA le università offrono full scholarships e tutoring a chi é in grado di praticare sport ad alto livello.

In Italia abbiamo grandi potenzialità, sarebbe bello sfruttarle. I nostri giocatori pro si meritano un future raggiante dopo la carriera da atleta.

Parliamo della Nazionale, cosa significa per te aver raggiunto questo obiettivo e cosa si prova a difendere il proprio Paese in campo?

E’ un grande onore sicuramente. E’ sempre stato uno dei miei grandi sogni e ogni volta che entro in campo sento di rappresentare qualcosa che va al di la’ del singolo.

Ma come tutti gli onori arrivano anche grandi responsabilità. Quando vinco mi supportano tutti, quando perdo molti si lamentano. Fa parte del gioco e capita a tutti. Bisogna imparare a far tesoro delle critiche e gioire quando i nostri sforzi vengono ripagati e apprezzare quel momento, non darlo per scontato.

Al giorno d’oggi essere un atleta non è facile. Con lo svilupparsi dei social si è si più esposti a potenziali sponsor e tifosi, ma anche a coloro che criticano. Bisogna dare importanza ai feedback di persone competenti e non patire inutilmente.

 Per concludere, qual è il ricordo più bello che hai in campo in assoluto? Una vittoria, una giocata, una gara in particolare e perché! 

Il mio primo campionato italiano l’ho vinto a Cesenatico. Avevo 16 anni se non ricordo male. Dopo la vittoria mio padre è corso in campo e mi ha abbracciata.

Ho anche una foto che immortala quel momento. Sicuramente uno dei ricordi più belli che conservo. Quel campionato italiano mi ricorda che tutto quello che sono riuscita a fare lo devo ai miei genitori.

Mia madre non è in quella foto, ma è lei che mi abbraccia quando nessuno vede, nei momenti quelli bui lei c’è sempre e riesce a farmi vedere ogni cosa sotto una luce diversa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *