lunedì, 20 settembre 2021
Calcio

INTERVIEW CHALLENGE: GIANLUCA DE DOMINICIS

L’attaccante eretino oggi è la “vittima” prescelta per le nostre Interview Challenge. Conosciamo meglio GIANLUCA DE DOMINICIS.

Cosa significa per te giocare a calcio?

Giocare a calcio per me è qualcosa di unico, quasi inspiegabile.

Quando sto dentro quel rettangolo verde torno bambino e provo sempre sensazioni bellissime, uniche. Che sia allenamento, partita, amichevole lo vivo sempre al massimo.

Il calcio è gioia, divertimento, felicità. Posso dire che inoltre mi ha anche trasmesso valori importanti che mi porto nella vita e nella quotidianità.

 

Uno o più episodi che ti sono rimasti maggiormente impressi nel cuore al livello calcistico?

Sono molti gli episodi che ricordo con orgoglio e porto dentro di me, sia in ambito professionistico che dilettantistico.

Sicuramente quello che ricordo con più emozione è l’esordio con la nazionale italiana, eravamo in Austria con l under 17; cantare l’Inno di Mameli è una delle sensazioni più belle provate. Ricordo tutto come fosse ieri.

Poi ci sono altri episodi significativi, come possono essere i goal nei derby o la vittoria di trofei individuali o di squadra.

Ma nel mio percorso ricordo anche quelli meno belli, perché mi hanno segnato, mi hanno fatto crescere e sicuramente mi hanno fortificato.

Anche dalle sconfitte, dalle difficoltà si può e si deve imparare.

 

Compagni di squadra e allenatori con cui sei maggiormente legato o che ti hanno lasciato qualcosa dentro?

Potrei stare qui a scrivere per ore, perché ci sono tanti ragazzi che mi hanno lasciato qualcosa a livello calcistico e umano.

La cosa più bella è vedere i miei amici della Roma e dei primi anni di scuola calcio a Monterotondo con i quali più o meno sono rimasto con tutti in contatto.

Con loro ho condiviso scuola, pranzi, allenamenti, ritiri, cene.

Vederli con figli/e sposati, realizzati, mi riempe di gioia, perché ricordo i stupendi momenti passati insieme.

Fare nomi non è bello perché sicuramente dimenticherei qualcuno e mi scuso in anticipo.

Negli ultimi anni posso dirti che ho legato molto e ho un amicizia anche fuori dal campo con Carlo Alessandri (mio compagno anche di Padel), Simone Calabresi, Alessio De Angelis, Michele Gallaccio, Jody Fiorentini, Flavio albanesi, Andrea Riccucci.

Ho fatto qualche nome ma ti ripeto ho moltissime persone che porto dentro di me e a cui rimarrò legato per sempre.

Loro non hanno bisogno di presentazioni a livello calcistico ma quello che più mi ha colpito è il lato umano, persone stupende.

Per quanto riguarda i mister il discorso è diverso.

Anche con chi ho avuto meno rapporti  mi ha lasciato e insegnato qualcosa.

Cito Fabio Petruzzi, Luciano Siddi ,Manolo Liberati, Pierpaolo Lauretti, perché oltre il rapporto personale, con i primi due sono quelli con cui ho reso e espresso al meglio le mie qualità.

E un grazie di cuore  va a tutti gli  istruttori che ho avuto nella mia iniziale formazione nella scuola calcio, ricordi unici.

Infine una menzione particolare va anche a Athos Alessandri, non è un mister, lo è stato nella storica promozione del Monterotondo in D, con lui invece mi lega un rapporto dentro e fuori dal campo e un grande affetto.

 

Un idolo, calcistico e non, che ti ha ispirato nella tua carriera?

I miei idoli sono stati senza alcun dubbio Totti e Baggio. Sono le figure che più ho ammirato a livello calcistico.

Amo i giocatori con qualità, estro, fantasia, loro rispecchiano in pieno questi valori, forse sono stati l’espressione massima soprattutto a livello italiano.

Seguo e mi piace molto il tennis, e ultimamente il Padel, ovviamente il mio idolo è Roger Federer, una classe ed un eleganza sopra le righe.

Altro personaggio che stimo molto è il mister Max Allegri, spero torni in qualche panchina nella prossima stagione.

 

Nomina tre giocatori a cui vuoi far fare questa intervista.

Simone Calabresi

Alessio De Angelis

Andrea Riccucci

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