venerdì, 22 ottobre 2021
Calcio

TACA LA MARCA: INTERVISTA A ZÉ ELIAS

In esclusiva in diretta sul canale Instagram di Taca La Marca è intervenuto Zé Elias, ex calciatore dell’Inter, il quale ai nostri microfoni si è soffermato su tanti temi, ecco quanto raccolto:

Scudetto

“E’ stata una grande soddisfazione per noi ex calciatori, è davvero una gioia assistere alla vittoria dell’Inter. Era uno Scudetto che mancava da anni e sono contento che si potranno finalmente vedere immagini nuove dei successi nerazzurri.”

L’aneddoto del derby

“Mi ricordo che nel mio primo derby, vinto per 3-0, in un San Siro, non ancora rinnovato, le squadre si riscaldavano nello stesso salone, pertanto da un lato c’eravamo noi e dall’altro i rossoneri.

Nella nostra squadra c’erano tanti sudamericani e ci divertivamo a riscaldarci con scherzi o facendo dei torelli, mentre vedevamo Colonnese teso e soprattutto i nostri avversari davvero concentrati e seri.

Quando arrivò Gigi Simoni ci disse “Ragazzi per favore fate i seri” ma Ronaldo si avvicinò al mister e gli disse “Stai tranquillo”.”

Il trasferimento all’Inter

“Non me lo sarei mai aspettato di passare all’Inter, era davvero giovane all’epoca e non c’erano come oggi tanti mezzi tecnologici, pertanto le informazioni passavano solo attraverso la tv.

In Germania al Bayer Leverkusen pensavo solo a giocare, poi nel finale di stagione non trovando il giusto spazio, decisi di andare via e così ci fu il trasferimento in nerazzurro.

Per la mia presentazione fui ospite nell’hotel Brun, come compagno di camera mi ritrovai Nicola Berti, che fino a quel momento avevo visto solo in tv nel mondiale americano. Fino a dicembre avevo giocato poco poi Simoni iniziò a darmi fiducia.”

Ronaldo “Il Fenomeno”

“Abbiamo esordito insieme nel calcio professionistico, nel settembre ’93, in una sfida tra il suo Cruzeiro e il mio Corinthians, ci siamo ritrovati nella nazionale olimpica e nella selezione maggiore ed infine all’Inter.
E’ una persona eccezionale e nella mia carriera non ho mai visto uno come lui, in allenamento faceva cose pazzesche con Bergomi e West. Quel dribbling visto con la Lazio contro Marcheggiani nella finale di Coppa Uefa, lo faceva a ripetizione in allenamento.
Mi ricordo di quando Ronaldo fu capace in una sola volta di fare due tunnel a West e Simoni conoscendo il difensore nigeriano, che era un po’ particolare, decise di concludere la seduta prima del tempo al fine di evitare qualsiasi inconveniente, ma in realtà dopo quella giocata West cade a terra e si mise a ridere.”

Gigi Simoni

“Era più di un semplice allenatore, era una persona squisita, davvero unica nel mondo del calcio. Parlava con ognuno di noi, con me che ero appena maggiorenne si preoccupava di sapere come stavo, mi chiedeva sempre se avessi bisogno di qualcosa.
Calcisticamente mi ha fatto crescere tanto, inserendomi in squadra gradualmente. Mi ricordo che alla vigilia della finale di Coppa Uefa ero convinto di non giocare, visto che ero reduce da una sfida amichevole con il Brasile, invece Simoni mi chiamò e mi disse che avrei giocato io.”

Il gol allo Spartak Mosca

“Quello con lo Spartak Mosca è stato il gol più importante della mia carriera, insieme al primo tra i professionisti con la maglia del Corinthians.
Non ero un tipo da area di rigore, soprattutto quando dovevamo battere i calci d’angolo, di solito rimanevo dietro mentre salivano i vari Galante e Bergomi.
In quella sfida con i russi oramai il tempo era scaduto quindi rimasi in area di rigore avversaria, mi feci trovare pronto su una ribattuta di Titov.
In quel doppio incontro non dimentico la sfida in Russia dove in un campo, che sarebbe stato considerato impraticabile ai tempi di oggi, visto che era un misto di neve e sabbia, fece delle cose pazzesche ed anche il Cholo Simeone fu davvero un gigante.”

Idolo calcistico

“Mio nonno quando aveva sei anni mi faceva guardare Eder, talento del Brasile ’82, che come me era un mancino, così potevo osservare il suo modo di calciare con il suo sinistro eccezionale.
Mi ricordo, inoltre, che dicevo sempre a mia mamma che da grande avrei fatto il pompiere e il calciatore. Quando poi sono cresciuto apprezzavo la coppia di centrali di centrocampo Mauro Silva e Dunga, il primo era più incontrista mentre il secondo era, invece, più un costruttore di gioco.”

Kaio Jorge

“E’ un buon giocatore, ha davvero dei polmoni da mediano, è un attaccante che gioca per la squadra, ha senso del gol, dovrebbe essere messo nelle condizioni di giocare più vicino alla porta. Ha un futuro roseo.”

Rivaldo

“Rivaldo è stato un altro calciatore eccezionale, al Corinthians non era il giocatore principale, ma poi abbiamo visto di cosa è stato capace con le maglie di Palmeiras, Deportivo La Coruna e Barcellona.
Come si dice in Brasile era un “cavallo”, ti puntava e ti superava, sapeva sempre fare la scelta giusta.
Mi ricordo in una sfida tra il Corinthians e il Flamengo, il mister decise di schierarlo come libero in marcatura su Casagrande, centravanti ex Torino, l’obiettivo del tecnico era quella di sfruttare la libertà che l’ex granata avrebbe concesso a Rivaldo, che offrì una prestazione eccezionale.”

Brozovic e Lautaro Martinez

“Mi piace molto Brozovic, visto che gioca nel mio stesso ruolo, ha sempre la testa in campo e fa tutto per la squadra. Inoltre apprezzo molto Lautaro Martinez, è cattivo ed ha voglia di vincere, diventerà un grande del calcio mondiale.”

Talenti brasiliani

“Ci sono tanti talenti interessanti in Brasile, in particolare modo nel Palmeiras ti cito Patrick de Paula e Menino, quest’ultimo già in orbita Atletico Madrid, al Sao Paulo invece è da tenere in forte considerazione Luan. Mentre nel Flamengo stanno facendo benissimo Gerson e Gabriel Barbosa.”

Gabriel Barbosa

“Nella sua esperienza italiana ci voleva maggiore pazienza, ma per la sua evoluzione calcistica al Santos è stato fondamentale mister Cuca che gli ha fatto capire che non poteva giocare spalle alla porta e che doveva sfruttare al massimo la sua capacità di tiro.”

Il rapporto con il fratello Rubinho

“Sono sei anni più vecchio di Ruben, pertanto quando lasciai il paese a 18 anni lui ne aveva 12.
Mi ricordo quando ero più ragazzino come mio padre volesse che mi dedicassi al basket o a diventare un portiere di calcio, almeno c’è stato Ruben che è riuscito a realizzare questo desiderio.
Posso dire che avrò visto di mio fratello 2-3 partite al massimo, ma non perché non volessi, anzi la troppa partecipazione mi avrebbe portato a litigare con chiunque.”

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