venerdì, 22 ottobre 2021
Interviste

PASSIONE, CRESCITA E JUDO… IL PICCOLO GRANDE FEDERICO

Una passione che nasce da bambino, che ti porta fino ad allenarti in Giappone, una passione che ti fa crescere, che ti porta via tanto tempo, ma che ti restituisce tutto.

Una disciplina che ti forma e ti fa crescere velocemente, ma lasciamo che sia Federico a raccontare la sua carriera e i suoi successi…

Raccontaci la tua carriera in breve.

Ho iniziato a praticare il judo all’età di 5 anni o perlomeno è questo che mi è stato detto da mio padre che mi ha fatto conoscere questa disciplina e che è il mio maestro in tutto e per tutto.

Sin da piccolo ho abbracciato l’agonismo, allenandomi tutti i giorni della settimana per poi gareggiare il weekend.

Tra 15 e i 16 anni, nella categoria -46 kg, riuscii a togliermi alcune piccolissime soddisfazioni posizionandomi al secondo posto della Ranking List Nazionale e partecipando a gare internazionali come l’European Cadet Cup di Berlino e quella di Coimbra.

A 17 anni diventai cintura nera ed entrando nella classe Juniores iniziai a gareggiare nella categoria -55 kg.

Attualmente milito nella categoria -60 kg della classe Seniores e continuo ad allenarmi tra gli studi ed il lavoro.

Mi sono laureato in Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza specializzandomi in lingua e cultura giapponese e ora sto completando gli studi della magistrale.

 

Come è nata la tua passione per questa disciplina ?

Sono sempre stato affascinato dall’etica morale di questa disciplina, in particolare dalla filosofia della ricerca dell’ippon, il punto che decreta la vittoria nel judo, il “K.O.” del pugilato per intenderci.

Nel judo non ci si accontenta delle vie di mezzo, bisogna ricercare la perfezione della tecnica che equivale al totale controllo del combattimento e soprattutto di sé stessi.

E’ una mentalità che riporto in ogni situazione della mia vita ed è grazie al judo se sono diventato la persona che sono oggi.

 

Quale è stato il momento più bello e più alto della tua carriera?

Non potrò mai dimenticarmi la medaglia di bronzo al Grand Prix Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro, una delle gare più belle a cui abbia mai partecipato con atleti da ogni nazionalità.

I momenti più belli sono però quelli trascorsi durante gli allenamenti in Giappone, il paese dove il judo nacque e dove ci lasciai l’anima.

 

Cosa si prova a rappresentare il tuo paese ?

Rappresentare il proprio Paese è un’emozione unica, motivo di orgoglio e di responsabilità allo stesso tempo.

Non sono mai riuscito a salire sul gradino più alto del podio di gare internazionali per sentire l’inno di Mameli, ma il solo pensiero mi fa venire la pelle d’oca.

 

Come è stata la tua esperienza lavorativa e sposarti a in Giappone ?

L’esperienza in Giappone è stata come vivere una seconda vita, non pensavo fosse così influente nel mio percorso individuale.

Ho frequentato per 1 anno la Sophia University di Tokyo grazie alla borsa di studio della Sapienza che mi ha permesso di approfondire gli studi sulla lingua e sulla cultura giapponese ed allo stesso tempo di allenarmi a pieno regime nella terra madre del judo.

Andavo a lezione la mattina, mi allenavo il pomeriggio e la sera studiavo, non c’era un attimo in cui potersi fermare e in tutto ciò il judo era il mio migliore amico, il compagno di avventure che tutti vorrebbero.

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