sabato, 8 maggio 2021
Interviste

ALESSANDRO SANNA “FANTASIE CALCISTICHE RIOPLANTESI”: Storie di fútbol tra fantasia e realtà

“Sono un ragazzo cagliaritano di 36 anni che, praticamente, da quando è nato segue il calcio con passione. Sono laureato in Ingegneria e dopo aver svolto attività di ricerca all’Università di Cagliari, prima come dottorando e poi come assegnista, ora insegno Tecnologia alle scuole medie.

All’attività lavorativa e professionale, come tante altre persone, affianco i vari hobbies: lettura, musica e trekking.

Da qualche anno ho iniziato ad appassionarmi alla letteratura sportiva fino a quando con un po’ di coraggio ho iniziato a scrivere io stesso”.

Abbiamo lasciato a lui la presentazione: queste le parole di Alessandro Sanna, autore del libro Fantasie calcistiche Rioplatensi, che introducono la nostra intervista alla scoperta di un altro testo molto interessante.

 

Partiamo dall’inizio, come nasce la tua passione per il calcio sudamericano?

 

“La passione per il calcio sudamericano nasce nella seconda metà degli anni ’90.

Collezionando le figurine avevo l’abitudine di leggere nell’album le statistiche dei calciatori.

La serie A dell’epoca aveva grandissimi campioni europei ma i miei preferiti erano Batistuta, Crespo e Ronaldo su tutti.

Leggendo i dati notai i nomi di club sudamericani come Newell’s Old Boys, Boca Juniors, River Plate, Cruzeiro, Palmeiras e tanti altri.

Qualcuno lo avevo già sentito mentre altri mi erano totalmente sconosciuti.

Da lì piano piano ho iniziato a documentarmi e a cercare informazioni. Poi negli anni successivi, internet e le prime trasmissioni in tv che davano spazio al Sud America hanno reso tutto più semplice.

Quando ne avevo l’occasione non mi facevo scappare la possibilità di guardare la sintesi delle partite del campionato argentino, di quello brasiliano ed ovviamente della Copa Libertadores.

Con il tempo poi l’attenzione è caduta specialmente sull’Argentina ma anche sull’Uruguay, forse anche per la lunga tradizione di calciatori uruguaiani nella mia città.

Non nascondo che ad ogni edizione del Mondiale ho sempre tifato anche per queste due squadre.

Da più di dieci anni riesco anche a seguire almeno una due partite live alla settimana, lavoro permettendo ovviamente.

In Argentina sono tifoso del Newell’s, la squadra di Messi per intenderci, ma seguo tutto il resto con estremo interesse.”

 

Andiamo subito a contrasto: quali le differenze principali tra il calcio europeo e quello sudamericano?

Di differenze tra il calcio sudamericano e quello europeo ce ne sono tante.

Purtroppo ce ne sono meno rispetto a qualche anno fa perché per certi versi e in certi contesti è iniziato un processo di “europizzazione” dei vari tornei.

Il fascino della Libertadores ad esempio era quello della triplice finale senza considerare il gol in trasferta. La finale del torneo storicamente era di andata e ritorno e in caso di parità nel numero di reti veniva disputata la cosiddetta “bella” in campo neutro.

Da due stagioni invece la finale è in gara secca come la nostra Champions League.

Anche i campionati nazionali hanno subito un processo di riforma che ha portato alla scomparsa del classico formato apertura/clausura in alcuni paesi come Argentina e Cile.

Le differenze vi sono ovviamente anche a livello tecnico e tattico. Permettimi di soffermarmi più sul campionato che conosco maggiormente, quello argentino.

È normale che tecnicamente il livello sia inferiore ai maggiori campionati europei, ma ciò nonostante è il modo di affrontare le partite a essere diverso.

In generale in Europa abbiamo visto negli anni l’esasperazione della tattica.  Ci sono ovviamente delle eccezioni ma in Argentina per esempio vige ancora la cultura del segnare un gol in più dell’avversario a prescindere da quanti ne subisci.

Le differenze principali però a mio avviso sono due. Una è legata al fatto che in Sudamerica se sei bravo giochi. L’età non conta. Tantissimi giovani vengono lanciati in prima squadra e a 20/22 anni hanno già 150 presenze tra competizioni nazionali e internazionali.

La seconda, fondamentale, è il modo in cui la gente vive il calcio. È un legame stretto dalla nascita fino alla morte.

Ti racconto un aneddoto abbastanza esemplificativo.

Un grande scrittore uruguagio come Eduardo Galeano nel suo Splendori e Miserie del gioco del calcio racconta la volta in cui un tifoso del Boca, in punto di morte, dopo aver passato un’intera esistenza a odiare i rivali, chiese di essere avvolto nella bandiera biancorossa del River Plate, in modo da affermare compiaciuto: “così muore uno di loro”.

È abbastanza comprensibile come senza pubblico negli stadi, parte della magia si perda.

 

Quando nasce e come nasce l’idea di questo libro? Quale la tua “missione”?

Il mio libro nasce un po’ per caso.

Ho sempre espresso il desiderio di scrivere prima o poi un libro basato su una serie di interviste realizzate sul posto a persone di una certa età che raccontassero come il fútbol li ha accompagnati durante la propria vita.

Nel frattempo però ho iniziato a leggere sempre di più e mi sono imbattuto in Osvaldo Soriano e su i suoi personaggi sospesi tra mistico e reale.

In maniera quasi naturale mi sono venute in mente una serie di storie nelle quali personaggi comuni vivono le proprie vicende in un contesto reale fatto di avvenimenti che hanno segnato Argentina e Uruguay nel corso del ‘900.

La missione è fondamentalmente una: raccontare un calcio diverso dal nostro a chi non lo conosce. Raccontare episodi e personaggi che hanno comunque segnato un’epoca e un continente, anche se lontano dal nostro. In fin dei conti c’è anche un po’ di Italia, basti pensare alla fondazione di club come Boca e River.

Si tratta di una memoria storica che nel mio piccolo cerco di portare avanti.

 

Capitoli e filo conduttore: come presenteresti il tuo libro? Cosa c’è dietro questo storie di fantasia?

Lo schema del libro è semplice.

Sono storie di personaggi inventati che possono tranquillamente essere esistiti, in uno scenario che alterna eventi realmente accaduti che hanno caratterizzato cento anni di storia.

La chiave di tutto è sempre Soriano e quel suo romanzare certi personaggi che diventano quasi eroi. Il complimento più bello che ho ricevuto in questi mesi è stato proprio: il libro di Sanna ricorda Soriano.

Con le dovute proporzioni aggiungo io. Le vicende sono nove e si articolano in una sorta di concept dove alcuni personaggi tra un racconto e l’altro sono collegati tra loro.

Il primo racconto per esempio, Superstición y magia, racconta la storia di un personaggio un po’ superstizioso che vive la sua vita attorno al calcio e alla rivalità tra Argentina e Uruguay. Siamo tra il 1910 e il 1930 e la storia si snoda tra le prime edizioni della Coppa America e il primo Mondiale.

Di seguito poi si susseguono varie storie che uniscono i sogni spezzati di una giovane promessa che perde e poi ritrova la fede calcistica, alla nascita della rivalità storica tra Newell’s e Rosario Central.

Si va dal tango e dalla crescita economica dei primi anni ’60 alla dittatura durante il mondiale del 1978, dalla guerra delle Falkland alle vicende di un piccolo paesino sperduto che vive un suo superclásico come se si trattasse di quello di Buenos Aires.

Ho voluto tracciare cento anni di storia in un continuo rimbalzo tra Argentina e Uruguay eliminando quei vincoli politici che a livello calcistico ci interessano poco.

 

Se dovessi scegliere tre tuoi idoli assoluti del calcio sudamericano quali sceglieresti e perché? 

Quest’ultima domanda la apprezzo particolarmente.

Potrei farti tanti nomi ma te ne faccio tre di cui si parla meno di altri. Il primo è Ghiggia. Se mi chiedessero un calciatore in cui vorrei reincarnarmi non ci penserei su due volte.

Alcides Ghiggia. Il 2-1 del Maracanazo è suo. Gol impresso nella storia di un Paese e della storia del calcio.

Il secondo nome è Marcelo Gallardo, talento allo stato puro che da calciatore ha raccolto meno di ciò che meritava ma che ora da allenatore è già nella storia del River e sta rivoluzionando il calcio in Sudamerica.

Il terzo è Mascherano, calciatore che ha incarnato l’intelligenza europea con spirito e passione tutta argentina.

Permettimi però due nomi extra: Hernan Crespo, unico calciatore della storia a segnare una doppietta in finale di Libertadores e un’altra in finale di Champions; Leo Messi: il calcio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *