sabato, 8 maggio 2021
Interviste

El romanzo del Mudo. Luigi Della Penna ha raccontato la storia di Riquelme in un libro

Un personaggio unico, un calciatore straordinario che ha fatto innamorare i tifosi del Boca Juniors, i tifosi del Villareal, i tifosi di tutto il mondo.

Lontano dal calcio di oggi, lontano dai social, un calciatore che è stato una delle massime espressioni di quel romanticismo che si sta perdendo stagione dopo stagione, gara dopo gara.

Per capirlo ed interpretarlo, ci siamo affidati a Luigi Della Penna, autore de El Romanzo del Mudo.

 

Perché hai deciso di raccontare la storia di Roman Riquelme?

Perché non esisteva un libro in lingua italiana interamente dedicato a JRR.

Il mio editore, Gianluca Iuorio, me lo fece notare durante una chiamata, nella quale mi propose di realizzare qualcosa sul Mudo e io accettai di buon grado.

Riquelme è un giocatore fondamentale nella storia del calcio, non solo in Sud America. Purtroppo, alle volte, noi europei tendiamo a sottovalutare quel che si trova al di fuori della nostra cultura footbalistica.

 

Quando ti sei innamorato di Roman, quando sei stato esattamente folgorato dalle sue giocate? 

La sera di Villarreal – Inter, quarti di finale di ritorno della Champions League 2005 – 2006.

I nerazzurri avevano vinto a San Siro due a uno, grazie ad Adriano e Obafemi Martins. Al ritorno, Riquelme fece andare ai matti due campioni come Juan Sebastian Veron e Esteban Cambiasso, con giochi di prestigio ad alto tasso di difficoltà, la palla piroettava da un lato all’altro del campo, telecomandata da Juan Roman.

Alla fine, Arruabarrena segnò il gol dell’eliminazione dell’Inter, ma più di quel tocco ravvicinato, mi è rimasta impressa nella mente  e nelle viscere la naturalezza nel tocco del Diez.

 

El Mudo è un titolo eloquente. Un calciatore di una classe assoluta e di un mutismo altrettanto assoluto. Se dovessi descrivere il Riquelme calciatore dall’uomo, quale profilo tracceresti? 

L’uomo Riquelme è un tipo che non lascia trapelare quasi nulla della sua vita privata, ma allo stesso tempo, che riesce a infondere uno spiccato carisma ogni volta in cui intervenga in un dibattito.

Un tipo combattivo, non troppo facile da trattare. Tutti penserebbero che lui e Martin Palermo, in virtù della grandezza calcistica espressa insieme, siano grandi amici, invece è tutto il contrario.

 

Quando e come nasce l’idea di realizzare il libro? 

Nasce, oltre che dalla fondamentale chiamata con Gianluca, dalla mia esigenza di mettermi in gioco con un pezzo da Novanta del futbol, amato fino all’idolatria anche qui in Italia. Volevo misurarmi con un profilo notevole, infatti ogni giorno penso: ” Sarò stato all’altezza?”

La risposta? Non lo so, spero di si.

Molti mi hanno fatto i complimenti, qualcuno si è lamentato, ma questo è il gioco, ci sto facendo l’abitudine. Il mestiere di scrittore è un continuo oscillare sul filo dell’errore, soprattutto quando devi ricercare informazioni, elaborare uno stile accattivante, che non faccia terminare la lettura dopo poche pagine.

Essendo un lettore esigente, vorrei che i miei libri siano buone letture che, in primis, io stesso leggerei.

 

Raccontaci il dietro le quinte, quanto lavoro c’è stato e come sei arrivato dall’idea alla pubblicazione? 

 

Il romanzo del Mudo è il mio secondo libro in ordine di tempo, solo che il primo non è ancora uscito.

Probabilmente verrà pubblicato a fine anno, adesso mi sto dedicando ad un altra opera che dovrebbe vedere la luce in primavera. Giorgio Faletti diceva che, per scrivere un libro, c’è bisogno di muscoli. Vero, posso confermare.

Scrivere è un’esperienza d’incontro tra la mia parte più profonda e il calcio, il tutto mescolato dalle parole. Quel che amo di più al mondo.

 

In cosa risiedeva la grandezza di Roman?

Allora, quel che consiglio non è ricercare la grandezza di Riquelme nei gol, molti dei quali spettacolari, ma nel modo in cui manteneva il possesso: Juan Roman aveva una forza impressionante nelle gambe, non lo spostavi e con una tale resistenza sopperiva alla mancanza di velocità.

Quando partiva palla al piede, i difensori non riuscivano a rubargli la pelota, la quale appariva e scompariva all’improvviso, sotto l’influsso della magia del Mudo.

 

Se dovessi indicare un solo capitolo da leggere del tuo libro, quale sceglieresti? 

Direi quello intitolato ” La gloria e l’ossessione”, dedicato alle grandi vittorie, di inizio millennio, con la maglia del Boca. La sua poesia calcistica espressa ai massimi livelli, ad un ritmo di bellezza senza eguali.

 

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