sabato, 8 maggio 2021
Interviste

I SIGNORI DEL CALCIO DILETTANTE | ROMULEA: NICOLA VILELLA SI RACCONTA

A tu per tu con uno dei più giovani Presidenti del panorama calcistico romano. Il Presidente della Romulea, Nicola Vilella, si racconta su Il Supporter.

Uno dei Club più antichi della Capitale, in un quartiere storico. Partiamo subito da una domanda diretta. Cosa significa per la Romulea?

La Romulea è un motivo di vita che ho sposato anni fa, senza sapere consapevolmente dove mi avrebbe portato. Mi ha travolto come un fiume in piena e oggi per me è una ragione di vita.

E’ una società che ti appassiona e ti riempie di orgoglio poterne portare in alto i colori e rappresentarla anche se non nascondo che il peso da portare, spesso da soli, è molto grande.

Tradizione, passione e un florido presente. Qual è oggi la visione della Romulea? Come riuscite al tempo stesso a salvaguardare un valore storico della Società con una visione verso il futuro? Per te è una questione di famiglia e tradizione. 

La visione della Romulea è quella di crescere mantenendo i valori originali che ci contraddistinguono.

La Romulea è un polo educativo giovanile dove i ragazzi crescono crescono diventando gli uomini del domani. In ragione di questa missione sviluppiamo nuovi progetti consapevoli che il calcio è il centro dei nostri interessi, ma una società dilettantistica che gestisce un centro comunale ha il dovere di rendere più servizi alla collettività, da questo concetto nascono anche il “calcio inclusivo” per ragazzi con disabilità cognitive ed il polo di calcio femminile.

Per me è una questione di tradizione.

Sei uno dei Presidenti più giovani. Quali sono le principali difficoltà di questo ruolo e quali invece le soddisfazioni più grandi?

La soddisfazione più grande è senz’altro quella di essere riuscito a rilanciare una società che circa 10 anni fa non aveva buone prospettive future poiché complice problemi all’impianto sportivo (abbiamo rischiato la chiusura nel 2009 per la costruzione della stazione della fermata della nuova metropolitana di Roma) non si era ragionato guardando al futuro.

I momenti di sconforto sono stati molti ma oggi la Romulea è una società che offre prospettive a tutti i tesserati e chi ha voglia di fare, nel rispetto dei valori societari, può crescere facendo diventare la propria passione un solido impegno di vita.

Le difficoltà maggiori sono senz’altro quelle di portare avanti un sodalizio che si contraddistingua dalla massa.

Coinvolgere il personale e far capire dove si è rappresenta sicuramente la difficoltà più grande, da questo punto di vista le società sportive sono delle aziende atipiche e la gestione delle risorse umane è senza dubbio la criticità più grande da gestire.

Quest’anno avete introdotto nuovamente la Prima Squadra ma l’obiettivo principale è sempre la valorizzazione del settore giovanile. Come si costruisce una base solida? Crediamo che, sia nell’attività di base che nell’agonistica, la chiave è la qualità dello staff tecnico. Quali devono essere le caratteristiche ideali di un Istruttore o un Tecnico per entrare a far parte della Romulea?

Lo staff tecnico ma in generale tutto il personale deve aver ben chiaro l’obiettivo della società, se tutti sono coinvolti e responsabilizzati si raggiungono risultati sportivi, ma ad ogni modo l’aspetto preminente non è quello del risultato di campo, bensì la costante crescita dei gruppi, ovvero lavorare sui bambini e sui ragazzi con continuità.

Per fare questo non è indispensabile essere i più bravi a giocare o ad insegnare calcio, ma è necessario essere appassionati della nostra disciplina sportiva e creare un rapporto di fiducia tra la società ed i tesserati che consenta di unire le forze.

La coesione, la passione e la disponibilità è l’elemento che deve contraddistinguere il personale tecnico della Romulea, ovviamente più si sale di categoria più devono aumentare le competenze tecniche fermo restando che l’aspetto umano è la caratteristica principale che contraddistingue la scelta della Romulea quando deve valutare nuove figure in ingresso.

Per entrare nella Romulea gli allenatori oltre che preparati tecnicamente devono essere brave persone, appassionate e consapevoli del ruolo educatore che hanno, diciamo che non ci interessano prime donne bensì uomini che sappiano fare un passo di lato e mettano al centro dei propri interessi i ragazzi e la società.

Settore Giovanile. Avete una importante collaborazione da anni con l’Inter. Qual è il valore aggiunto che offre questa partnership? E, facendo un discorso più ampio, essendo un addetto ai lavori, in una prospettiva di affiliazione quale deve essere il ruolo dei Club professionisti rispetto al mondo dei dilettanti? 

Con l’Inter abbiamo un rapporto oramai consolidato da circa 10 anni.

In questo percorso insieme si è instaurato un rapporto personale con tutto lo staff Inter, ed il valore aggiunto è senza ombra di dubbio la fiducia e la coesione tra le società.

La nostra partnership non è a carattere commerciale, bensì sportiva e tecnica, questo non ci vincola in niente ma ci rende liberi di seguire le nostre idee sportive, sapendo però che abbiamo un supporto da una società professionistica di spessore che ci agevola e ci aiuta in tutto.

Da addetto ai lavori credo che il mondo delle “Academy” ovvero delle affiliazioni sia un mondo che deve crescere e migliorare, purtroppo le società professionistiche, salvo pochissime in Italia, investono poco sul settore giovanile, ed ancora meno in collaborazione con società dilettantistiche.

A mio modo di vedere una società professionistica dovrebbe in qualche maniera incentivare le proprie affiliate fornendo consulenza e formazione alle affiliate, sviluppando insieme progetti sportivi e potrà beneficiare in futuro di una propria succursale sul territorio di riferimento, parlo principalmente in termini di acquisizione giocatori e Scouting.

Purtroppo c’è poco interesse in questi progetti e spesso le società dilettantistiche più importanti del territorio sono più brave nel settore giovanile della società professionistica della zona.

Attualità. La situazione è evidentemente complessa, il mondo è ostaggio di un virus e l’attenzione deve essere massima. Non vogliamo affrontare discorsi “politici” o avventurarci in terreni particolari. Crediamo semplicemente che questa situazione paradossalmente abbia posto i riflettori verso il mondo del calcio dilettante ed il valore che ha, la comunità che rappresenta. Come descriveresti il mondo del calcio dilettante ad una persona che non lo conosce? Cosa rappresenta?

Il mondo del calcio e più in generale quello dello sport giovanile è un ammortizzatore sociale, si insegna ai giovani dei valori che si ritroveranno per tutta la vita in tutti i settore.

Applicarsi con passione, fidarsi del compagno, prefissarsi di raggiungere un obiettivo con perseveranza sono quei valori che lo sport ti trasmette e il mio augurio per tutti i ragazzi della Romulea è quello di riuscire a realizzarsi nella vita, anche senza diventare calciatori professionisti, il calcio come gli altri sport sono un semplice mezzo per riuscire ad arrivare a realizzarsi.

Chiudiamo con l’ A.Di.Se.. Sei attivo all’interno dell’Associazione allora ti chiediamo, oggi secondo te, per creare valore, quali devono essere le qualità di un Direttore Sportivo e nella definizione più ampia del ruolo, quali le qualità che uno Sport Manager deve avere e sul quale deve lavorare?

La figura dello sport manager si sta diversificando rispetto a quella del direttore sportivo. Oggi un direttore sportivo è un dirigente della società che si occupa preminentemente dell’area sportiva, con responsabilità di allestire squadre, scegliere il personale tecnico e coordinare gruppi di scout.

Ai DS è richiesto questo e devono specializzarsi nel ruolo dove ci vuole molta preparazione ed esperienza.

Lo sport manager è invece un dirigente d’azienda sportiva che ha la visione un pò più ampia rispetto al Direttore Sportivo, ed è colui che insieme alla proprietà di una società deve decidere come perseguire gli obiettivi.

Senza ombra di dubbio è un ruolo molto complesso che prevede molti studi e approfondimenti, sicuramente deve intendersi di strutture aziendali a 360° e non solo di attività sportiva, bensì di tutti i settori che una azienda di calcio (dal settore sportivo a quello commerciale, risorse umane, marketing deve intendersi di mercati, senza tralasciare la rappresentanza verso le istituzioni sportive e civili)

Nel mio percorso ho avuto modo di conoscere molte persone con le quali ho instaurato rapporti; con il massimo dell’umiltà da ognuno di loro ho cercato di prendere qualcosa riservandomi la possibilità di decidere cosa poiché c’è sempre da imparare.

Se devo pensare a qualcuno da cui ho imparato molto mi piacerebbe leggere un’intervista a Paolo Fiorentini presidente del Savio oppure al Presidente del comitato regionale Melchiorre Zarelli.

 

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