martedì, 4 agosto 2020
Calcio

Giovanni Morabito: cuore Reggina e la passione per il calcio di una volta

Indossare la maglia della propria città in Serie A è il sogno di qualsiasi calciatore. Anche quello di Giovanni Morabito, difensore reggino che è riuscito a indossare sia la storica maglia amaranto nelle massime competizioni che in Under 21. Grande sacrificio sulla fascia, su e giù con sudore e spirito di gruppo. I suoi esordi, i momenti più belli ed emozionanti della sua carriera calcistica, il ricordi dei gol più importanti e la sua passione smisurata per il calcio…quello di un con valori e rispetto dentro lo spogliatoio e in campo. Oggi “questo non è più il mio calcio”.

Dopo l’intervista a Mauro Bressanabbiamo l’onore e il piacere di intervistare un altro protagonista della Serie A e del calcio di una volta, quello che in fondo appassiona anche noi del Supporter.

Hai esordito in Serie A con il Vicenza, ma spesso abbiamo letto che per te l’emozione più grande è stata quella di giocare nella massima Serie con la Reggina. Cosa si prova nel giocare per la squadra della propria città? Quanto orgoglio e quante responsabilità? Non è mai facile essere profeti in patria. 

E’ difficile trovare le parole giuste per descrivere il mio esordio. Mi ricordo tutto come fosse ieri ho esordito con il Vicenza, contro il Parma stellare degli anni 90. Ho coronato il mio sogno, il sogno di un bambino che ha  fatto molti sacrifici e ha dovuto rinunciare a parecchie cose.

Quando sei un ragazzo, con il tuo sogno davanti, è difficile e anche rischioso. Sacrifichi tutto per raggiungere un qualcosa che non  certo. Io ho avuto la fortuna, per questo ringrazierò sempre Dio, di riuscire a coronare e raggiungere i miei obiettivi e i miei sogni e ringrazio di aver avuti una buona carriera.

Diciamo che la mia fortuna è doppia, in primis ho avuto la fortuna di esordire in Serie A e farlo in una realtà come il Sud dove c era tanta passione e tanto calore. Poi la ciliegina sulla torta è stato giocare in A con la maglia della Reggina e per me questa cosa è indescrivibile.

La parte bella poi è che non è stato un passaggio, cioè sai tante volte dici per esempio il mio sogno è andare in un posto, allora ci vai, ma dura una settimana,15 giorni. Io invece il mio sogno di giocare con la Reggina me lo sono goduto a pieno, è durato tantissimo e questa  la gioia più grande.

L’amaranto è qualcosa di unico e per me ha ancora più valore visto che è la mia Città. Non è facile essere “Profeta in Patria”, però fa parte del gioco e devo dire che io sotto pressione rendo di più , ma questo anche fuori dal campo. Ho bisogno di stimoli e di responsabilità per cercare sempre di migliorarmi e di soddisfare quello che mi viene chiesto.

Il tifoso amaranto ti chiede il massimo e tu vivi tutto all’ennesima potenza, l’emozioni sono alterate e nella tua città devi dare sempre di più e arrivi a sorpassare limiti che non pensavi di poter superare. Perciò è stato fantastico essere una guida dentro e fuori dal campo per i miei compagni visto che io ero del posto e conoscevo le dinamiche e i luoghi e è servito tanto per fare gruppo.

Giovanni Morabito capitano della Reggina

In una intervista di qualche tempo fa hai dichiarato che questo non è il calcio che piace a te. Ci rendiamo conto che rispetto a 20 o 30 anni fa molte cose sono cambiate ed immaginiamo che siano cambiate anche all’interno dello spogliatoio. Oggi probabilmente con tutta questa visibilità si sono persi alcuni valori?

Quando ami qualcosa, cerchi sempre di vedere le cose positive anche se si sono persi i valori e determinati comportamenti. Un po’ come quando ami una persona e non riesci a vedere i difetti o i comportamenti sbagliati.

Purtroppo però non riesco più a vedermi nel calcio di oggi, nemmeno da allenatore. Ho provato e pensavo che era la mia strada, ma non riesco a piegarmi davanti a dei comportamenti che secondo me sono sbagliati. Il calcio ormai è diventato un mondo che non mi appartiene, per questo mi sono trasferito in Brasile. Non ci sono più valori, io vivo tutto intensamente e forse è per questo che non mi sono trovato bene.

Se senti le ultime interviste di Pirlo, Gattuso e De Rossi sui giovani d’oggi, trovi il mio pensiero. Gattuso in un’intervista ha detto che quando perdeva una partita, tirava i borsoni per aria ed era arrabbiatissimo, mentre i giovani si facevano selfie e ridevano come se non era successo niente. Non c’è piu rispetto e passione per questo gioco, i giocatori pensano prima ad apparire e poi a giocare.

I ragazzi di oggi devono essere formati prima come persone, poi come uomini e infine come giocatori. Manca anche un po’ di “accademia della strada”, non trovi più ragazzi giocare per strada, imparare a condividere e a rispettare tutte le etnie.

Maldini ha dichiarato che è felice che i suoi figli hanno scelto di giocare a calcio perché è uno sport che insegna molto a livello educativo: il gioco di squadra, il rispetto dei ruoli, il confronto con ragazzi di tutte le etnie e tutte le classi sociali. Se ti guardi indietro cosa ha insegnato il calcio al Morabito che si affacciava nel professionismo e come pensi che ti abbia cambiato come uomo? 

Il calcio, soprattutto quando sei un bambino, dovrebbe essere solo Divertimento e Passione.Se fai qualcosa che non ti piace, alla prima difficoltà molli. Riusciamo a fare dei sacrifici solo quando stai facendo qualcosa che ami e così alla fine raggiungi i tuoi obiettivi.

Io ho fatto sacrifici, molti direi, in un età in cui non è facile, perché hai mille distrazioni, però li ho fatti perché amavo quello che facevo. Il calcio ti insegna tantissimo, fai parte di un gruppo, interagisci con altri ragazzi di cultura diversa, ti insegna a condividere, a soffrire e ad aiutarti con un compagno e con una squadra intera, ti insegna il rispetto.

Se sai cosa significa il rispetto, sai cosa significa essere uomo. Il calcio prima o poi finisce, ma quello che diventi come uomo, quello resta. Tutta la passione, l’educazione, il rispetto mi è stato insegnato in un calcio pulito e soprattutto dalla mia famiglia.

Giovanni Morabito in contrasto contro il Divin Codino Roberto Baggio

Per un difensore non è mai facile fare tanti gol, ma comunque vogliamo chiederti quale è dei tuoi 11 gol, il più bello che hai segnato o che ricordi con più piacere?

Allora non sono tanti però posso dirti che tutti i gol, tutti gli allenamenti, tutte le partite e tutti i sacrifici e le tappe, sommati mi hanno permesso di fare la carriera che ho fatto, perciò per me sono tutti importanti. Posso dirti però che ricordo con molto piacere il primo gol con il Crotone, è stato importantissimo, anche perché era il primo Stadio dove c’era molta gente e quindi un pubblico importante, poi ero il più giovane e dovevo dimostrare.

Un altro gol che è stato importantissimo per me è stato il primo con la Reggina, in casa in serie B. Cioè ero titolare, a casa mia, con la squadra della mia città, è un ricordo che porterò sempre con me, è stato bellissimo.

E tutti questi gol mi hanno portato piano piano a segnare al Milan, in casa a Reggio Calabria tra l’altro. Posso dirti che questo è stato il gol più importante per me, perché comunque fatto al Milan, poi in quei tempi ricordiamo tutti che squadra era.

Il giocatore più forte con cui hai giocato e quello più forte contro cui hai dovuto giocare?

Diciamo che ho avuto la fortuna di giocare negli anni più belli della Serie A, dove ogni squadra aveva campioni in rosa.

Se devo sceglierne uno in particolare contro cui ho giocato, ti dico senza dubbio il Fenomeno Ronaldo. Lui secondo me è fuori classifica, era qualcosa di indescrivibile, tutto naturale, considerando che avuto tutti quegli infortuni che lo hanno limitato. Senza dubbio il più forte di tutti.

Pirlo invece è stato il compagno più forte che ho avuto in squadra, alla Reggina e tra l’altro inizialmente giocava fuori ruolo, poi Mazzone come sapete tutti lo mise davanti alla difesa e dovremmo tutti ringraziarlo perché ci ha fatto vivere il calcio di Andrea Pirlo e ha rivoluzionato il modo di giocare dei mediani.

Hai chiuso la carriera da giocatore in serie D con il Messina, adesso possiamo dire che c’è molta differenza tra le categorie, ma prima era tanto diverso giocare in serie D oppure si avvicinava comunque alle serie maggiori?

Diciamo che c’era anche allora la differenza tra le categorie, solo che per esempio in Serie D ti formavi e ti preparavi per un calcio dove fare il salto di qualità non era impossibile.

Io consigliavo di lasciare la primavere per fare una Serie D, perché ti preparava mentalmente e fisicamente per il calcio delle categorie superiori. Invece tanti ragazzi preferivano rimanere in primavere solo per dire magari sono nella primavere di una squadra della serie A. Con gli anni c’è stato però un calo in tutte le categorie. Adesso però si vedono cose impensabili ai miei tempi, che secondo me sono la morte del calcio.

Adesso se paghi giochi, non c’ è più meritocrazia e cosi uccidi lo sport e gli spogliatoi. Chi merita deve giocare.

La sua seconda pelle. La maglia della Reggina.

Sappiamo che c’è molta differenza tra fare il giocatore e fare l’allenatore. Per te questa affermazione può considerarsi vera?  Come è stato il tuo approccio da allenatore e soprattutto vogliamo sapere il primo discorso ai tuoi giocatori? Vogliamo sapere chi come allenatore ti ha lasciato qualcosa e un allenatore a cui ti ispiri ?

La differenza è immensa. Vedo tanti giocatori che sono stati dei campioni, che fanno fatica ad essere buoni allenatori.

E’ completamente diverso, il calciatore pensa a se stesso e si mette davanti a tutti, per esempio quando in un allenamento non vuole dare il 100% può gestirsi. Da allenatore non puoi pensare così, al primo posto c’è il gruppo, devi essere concentrato e pensare alla squadra al 110% tutto il tempo, non devi tralasciare niente. Un gruppo intero dipende da te, dalla tua gestione e non puoi permetterti di sbagliare.

La mia piccola esperienza è stata breve ma intensa, mi sentivo gasato ma l’aver lasciato è stata una scelta giusta. Il calcio di adesso non mi rappresenta più.

Tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno lasciato qualcosa e mi hanno permesso di intraprendere la carriera che ho fatto. Molti mi associano a Franco Colomba, ma anche gli altri a modo loro mi hanno trasmesso qualcosa e mi hanno aiutato.

Mi piace prendere il meglio dalle persone, è qualcosa che fa parte di me, sono umile e penso che tutti possono darmi qualcosa e posso imparare da chiunque. Tornando al discorso di allenatore non riesco a dirti se ho un modulo in testa, a me piace conoscere i miei giocatori e in base a quello che possono darmi costruirci un modulo.

 

 

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