martedì, 4 agosto 2020
Calcio

INTERVIEW CHALLANGE: FEDERICO LUCI

Fedele. Forse è questo l’aggettivo che meglio identifica il giovane terzino eretino. Poche sono state i cambi di casacca nel corso della sua carriera piena di soddisfazioni e vittorie.

Inizia a giocare con il Monterotondo ed ha proseguito fino agli Allievi, per iniziare una nuova esperienza con il Fidene e poi con la Spes Montesacro, terminati gli anni delle giovanili torna al Monterotondo dove ha avuto la fortuna di giocare in Eccellenza per quattro anni. Passati questi 4 anni si è trasferito nella sua attuale squadra, il Castrum Monterotondo.

Cosa significa per te giocare a calcio?

Giocare a calcio per me è qualcosa di unico. Significa passione, gioia, sfogo, distrarsi da tutto il resto; senza sarei perso, per me è vita.

Uno o più episodi che ti sono rimasti maggiormente impressi nel cuore al livello calcistico?

Sono sicuro che l’episodio più bello e emozionante sia stata la finale di Coppa Lazio del campionato di seconda categoria. Era il mio primo anno con la mia attuale squadra, il Castum Monterotondo, non avevo mai vinto nulla in vita mia, e li addirittura lo feci con un gol. Giocarsi una finale è un’emozione unica poi vincerla con un gol all’ultimo minuto è stato pazzesco, ho ancora i brividi!

Compagni di squadra e gli allenatori con cui sei maggiormente legato o che ti hanno lasciato qualcosa dentro?

Di compagni ne dovrei citare molti, forse tutti con quelli ho giocato, però sicuramente sono Angelo Scarafile, ci gioco praticamente da quando sono nato, siamo simili in tutto e per tutto. Pietro Campedelli, un amico da sempre, con lui ho un rapporto anche al di fuori del campo e stessa cosa con Simone Maresca e Paolo Bornivelli.

Da 3 anni a questa parte però ho conosciuto persone speciali, impossibile citarle tutte e 30 perché rischierei di non finire mai, però non ho veramente parole per descriverli, mi hanno fatto sentire subito a casa, subito parte del gruppo, come se stessi li da sempre, e per questo li ringrazierò a vita!

Il mister che per me è stato il più importante è sicuramente Gabriele Morrone, parlo dei tempi degli Allievi e Juniores, ha sempre creduto in me, mi fece diventare addirittura capitano, furono anni speciali. La cosa che mi colpì di più è che continuò a seguirmi anche dopo aver smesso di allenare, una persona unica.

Un idolo, calcistico e non, che ti ha ispirato nella tua carriera ?

Ovviamente è una persona inarrivabile, non credo di assomigliargli neanche molto ,ma Marcelo è il giocatore che ho sempre seguito più di tutti, tanto da vedere anche suoi video prima delle partite per caricarmi, mentre un calciatore che non mi piace guardare è Lulic non parlo a livello di persona, ma a livello calcistico non mi ha mai detto niente.

Quali sono i compagni che vuoi nominare per la nostra INTERVIEW CHALLENGE?

Gianluca Mencio

Emmanuel De Felice

Alessandro Caprioli

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