martedì, 4 agosto 2020
Personaggi

INTERVIEW CHALLENGE: VALERIO NARDECCHIA

Valerio raccontaci un pò di te come calciatore e una tua breve storia calcistica.

Ho iniziato a 6 anni alla scuola calcio federale al Giulio Onesti per 10 anni, dopo gli allievi sono passato al Monterotondo Calcio con la Juniores prima e con la serie D poi, qui ci sono rimasto 3 anni prima di iniziare a girare per il Lazio anno dopo anno (Sabina, Riano, Tor di Quinto, Viterbo) per poi trovare finalmente il mio mondo al Real Monterotondo Scalo con cui siamo arrivati in Eccellenza. Allo scalo sono rimasto 5 anni mentre da poco mi sono trasferito al girone B sempre di Eccellenza con il Casal Barriera.

Cosa significa per te giocare a calcio?

Per me il calcio significa liberare la mente da ogni problema, momento di aggregazione e soprattutto la gioia di fare quello che ho sempre amato!

La scheda di Valerio Nardecchia

Uno o più episodi che ti sono rimasti maggiormente impressi nel cuore al livello calcistico ?

sicuramente l’esperienza nel 2006 con la nazionale under 19 con cui ho passato 3 giorni nel centro di Coverciano negli stessi posti frequentati dalla nazionale maggiore, quello ti fa capire in piccolo quanto può essere bello far parte di quel mondo. Poi un ricordo più recente, i festeggiamenti per la vittoria dei playoff con il Real Monterotondo Scalo, fu una festa fantastica iniziata il pomeriggio con tutta la squadra e finita la sera tardi sul tettino della panda di Andrea Politanò che scorrazzava sul campo con 18/20 di noi a bordo con sciarpe e bandiere (senza bisogno di dirvi in quali condizioni).

Compagni di squadra e gli allenatori con cui sei maggiormente legato o che ti hanno lasciato qualcosa dentro?

Per quanto riguarda i compagni con cui ho stretto maggiormente non posso che nominare Mario De Simone che ho conosciuto nel 2011 alla Pro Calcio Sabina, diventato uno dei miei migliori amici in poco tempo; Alessio Benda con cui ho giocato per la prima volta nello Scalo del presidente Dante Di Ventura e che ho poi ritrovato, consolidando l’amicizia sempre allo Scalo (questa volta Real); e infine ovviamente Andrea Politanò compagno ormai inseparabile fuori dal rettangolo verde.

Per quanto riguarda il mister, nonostante il suo carattere forte e deciso in campo Maurizio Vincioni è quello che a livello umano mi ha lasciato di più e che mi ha sempre spronato a non accontentarmi mai.

Un idolo, calcistico e non, che ti ha ispirato nella tua carriera ?

Calcisticamente parlando mi ispiro a Bobo Vieri, è forse l’attaccante che ho amato di più sin da bambino, da laziale ho sofferto da morire quando lasciò la Lazio dopo solo un anno.

Infine la classica domanda di rito. Quali sono i tuoi nominati?

Edoardo Barbetti

Emilio Ubertini

Luca Fiorucci

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