sabato, 6 giugno 2020
Calcio

INTERVIEW CHALLENGE: PAOLO BORNIVELLI

Dopo le interviste a Simone Maresca  e Flavio Albanesi ritorna la nostra rubrica Interview Challenge. Questa volta è il turno del giocatore dell’Eretum Monterotondo PAOLO BORNIVELLI.

Cosa rappresenta per te il calcio?

Gioco a calcio da quando sono bambino e credo che il mio approccio a questo grande mondo sia un po’ cambiato nel corso del tempo. Da piccolo giocavo a calcio col sogno di fare di una grande passione un lavoro. Un po’ tutti noi “calciatori” passiamo la fase in cui crediamo un po’ ingenuamente di diventare calciatori per davvero. Poi arrivano le prime delusioni e l’approccio cambia. Giocare a pallone per me ha significato, crescendo, anche un momento di coesione e condivisione, un modo per creare sane, forti e durature amicizie. Adesso giocare a calcio per me rappresenta uno dei modi migliori che ho per divertirmi.

Uno dei momenti calcistici che ti sono rimasti maggiormente impressi nel cuore?

Ricordo con molto piacere la mia esperienza di due estati fa alle Universiadi con la nazionale italiana. Giocare a 10.000 km da casa vestendo la maglia dell’Italia è stata un emozione particolare che porto sempre con me.

Un’altra è senza dubbio il primo gol con la prima squadra del Monterotondo. Gol vittoria in un Monterotondo-Montecelio 2-1. Ho trascorso parecchi anni nel settore giovanile gialloblù e ricordo quanta gioia e quante emozioni ho provato con quella rete.

 

Compagni di squadra e allenatori con cui sei maggiormente legato o che ti hanno lasciato qualcosa dentro.

Tornando alla prima domanda, il calcio ha significato per me la possibilità di creare legami speciali che forse solo chi pratica uno sport di squadra può capire. Dai compagni di squadra quando sei piccolo come ad esempio Federico Giulitti, Simone Maresca e Federico Luci; agli uomini che ti accolgono in prima squadra e che ti aiutano a crescere sia dal punto di vista sportivo che dal punto di vista umano: Matteo Federici, Carlo Alessandri, Andrea Palmerini, Cristian Muzzachi ma anche Giuseppe Tiscione, Andrea De Dominicis, Alessandro Caprioli, Riccardo Pasqui, Matteo Tomassetti e Andrea De Marco, miei coetanei e compagni di tante battaglie ma soprattutto risate. In realtà pensandoci bene un po’ tutti i compagni di squadra che ho avuto e che ho sono stati importanti per la mia crescita e spero di aver lasciato anch’io in ognuno di loro un buon ricordo.

Per quanto riguarda gli allenatori il discorso è analogo. Ogni allenatore che ho avuto mi ha lasciato qualcosa. Dovendo citarne qualcuno ti dico il primo e l’ultimo. Ricordo con affetto il mio primo mister, Ugo, col quale ho iniziato a giocare per la prima volta in un campo di pozzolana ormai 17 anni fa. Allo stesso modo sono legato al mio attuale allenatore Attilio Gregori per la sua esperienza e per i suoi consigli, e poi perché così mi fa giocare.

La scheda di Paolo Bornivelli dell’Eretum Monterotondo

Un idolo, calcistico e non, che ti ha ispirato nella tua carriera.

Il mio idolo da sempre è Daniele De Rossi, che tra l’altro ha recentemente annunciato il suo addio al calcio. L’ho sempre considerato un punto di riferimento. L’ho ammirato ai suoi esordi con la Roma e ho pianto come un bimbo allo stadio nella sua ultima partita con la Roma. È riuscito in tutta la sua carriera a trasmettere, a mio avviso, il suo amore viscerale non solo per la Roma ma anche per il calcio, accettando per esempio l’ultima sua sfida col Boca Juniors, rinunciando a mete ben meno impegnative. Dato che sono stato per la prima parte della mia carriera un centrocampista difensivo, De Rossi ha rappresentato anche un idolo dal punto di vista tecnico. Dovendo citare un altro giocatore che ammiro particolarmente dico Sergej Milinkovic Savic. Mi piace moltissimo la sua capacità di abbinare lo strapotere fisico ad un’elevatissima qualità tecnica. È attualmente il mio giocatore preferito.

Paolo quali sono le persone che vuoi nominare per la prossima #interviewchallenge?

MATTEO TOMASSETTI

PIETRO CAMPEDELLI

MATTEO CIOE’

 

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