martedì, 22 ottobre 2019
Life UP Sport 360°

Vita da runner: gioie e dolori della Maratona. Robert Brideson si prepara per le prossime sfide.

“Se vuoi correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona.” . Forse è tutto qui il senso di tutta la vita di un runner. La corsa è la più bella metafora della vita. C’è una partenza, c’è una strada da percorrere, c’è una sosta e c’è un traguardo da raggiungere. La sfida è assolutamente personale, per prepararla occorrono sacrificio, volontà e passione. La stessa passione che ha spinto Robert Brideson a togliere gli scarpini da calcio per intraprendere questa sua sfida personale con l’asfalto e la corsa. Gioie, emozioni, sofferenze, infortuni e successi di un runner.

 

1) Innanzitutto come nasce la tua passione per la corsa?

La mia passione per la corsa nasce un po’ per caso circa 4 anni fa. Era un periodo in cui le cose non andavano per il verso giusto, sommerso dal lavoro, tanto stress e in più ero 10kg sopra il mio peso ideale, insomma avevo bisogno di una valvola di sfogo. Provai col calcio, il mio sport sin da bambino. Entrai a far parte di una squadra amatoriale, ma rientrare in uno spogliatoio dopo 5 anni lontano dai campi non era facile, o semplicemente non era quello che cercavo. Avevo bisogno di evadere, di provare un qualcosa in cui riuscivo a competere solo con me stesso. Volevo vivere una sfida quotidiana coi miei limiti e migliorarmi. Presi le cuffiette indossai le scarpe e iniziai a correre. 5 volte alla settimana per due mesi consecutivi. Avevo trovato quello che cercavo.

 

2) Raccontaci fino ad oggi la tua carriera da runner: gare, trofei, momenti e obiettivi futuri

La mia è una carriera breve ed è iniziata con l’Appia Run nell’aprile del 2016, avevo bisogno di provare le emozioni sane della competizione, di dare uno scopo ai sacrifici della settimana. Da quel momento quasi ogni domenica trovavo una gara tra Roma e provincia a cui partecipare. In questo è stato fondamentale il mio amico Giorgio che sapeva stimolarmi ogni qualvolta. Le prestazioni miglioravano, i km aumentavano fino a farmi nascere la voglia di affrontare una maratona. Dal novembre 2017 sono un tesserato ASD Runner Trainer, una squadra fatta prima di uomini e poi da atleti. Ragazzi che vivono lo sport in maniera sana e con dose giusta di competizione, ci riconosciamo facilmente dal sorriso che sfoggiamo in gara. Mi hanno preso nel momento più difficile della carriera ovvero quando avevo paura di riprendere a correre a causa di un infortunio. Mi hanno recuperato prima mentalmente e poi fisicamente fino a portarmi a vincere classifica di criterio dell’anno 2018 oltre a completare due maratone in un anno, Roma e Firenze, un sogno! E siamo solo all’inizio…

(Photo by Chiara Perlino)

 

3) Si dice spesso che una maratona e il correre in particolare è una metafora della vita, tu anche la vedi così? Cosa significa per te correre?

Inizialmente non capivo appieno questa analogia, ma praticando questo sport la sto comprendendo sempre meglio. Emil Zatopek diceva che se vuoi correre un miglio corri un miglio, ma se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona perché in quei 42,195 km sei da solo, coi tuoi problemi, coi tuoi pensieri e devi trovare la forza per risolverli. Troverai tante persone lungo la strada, una parola di conforto, una pacca sulla spalla, un cinque dato saranno quell’energia in più di cui avevi bisogno, ma dovrai sempre fare i conti con te stesso. Dopo una corsa il risultato è sempre lo stesso, a prescindere dal tempo impiegato ti senti più forte di quando sei partito perché hai avuto l’occasione di prender consapevolezza dei tuoi mezzi.

 

4) Ci piace raccontare emozioni attraverso lo sport: allora ti chiediamo in maniera nitida di raccontarci cosa ti passa per la testa prima della gara e subito dopo, appena passato l’arrivo!

Beh, non sarò il primo a dirvelo, ma a pochi istanti dallo start mi ripeto sempre: Ma chi me l’ha fatto fare? non potevo starmene a casa?! Senti lo sparo e in quel momento i pensieri vanno via e cerchi solo di dare il meglio di te stesso. I passi scandiscono il tempo e i km sembrano passare velocemente. Gli ultimi 500 metri di gara, quando si intravede il traguardo, quando capisci che anche stavolta ce l’hai fatta riesci a trovare quella forza in più che ti fa volare. Superato l’arrivo provi un forte senso di soddisfazione con te stesso ed hai un sorriso stampato in faccia che non ti togli facilmente. La corsa non può esser descritta, va provata e vedrai che non la lasci più!

45° Half Marathon
Huawei Roma – Ostia 21k – 10.03.2019 -Start Palalottomatica – Finish Line Lungomare Ostia
(Photo by Chiara Perlino)

 

5) A proposito di gare: come si prepara una competizione? Raccontaci la tua vita prima della gara: la dieta, gli allenamenti, il sonno e tutto ciò che fa la differenza per un atleta. 

Sicuramente non sono il miglior personal trainer per preparare una gara. Col tempo ho capito che sono portato per questo sport e ciò mi facilita molto. Vivo la corsa con entusiasmo e spensieratezza, metto meno paletti possibili perché voglio preservare questo aspetto ludico che mi lega alla corsa. Più gare fai, più acquisisci esperienza nel prepararle e più affini la tecnica, ma come per il calcio ogni gara è una storia a sé. Mi fa un certo effetto quando i miei amici si approcciano per la prima volta al mondo della corsa e iniziano a chiedermi consigli, di certo aumentano la consapevolezza nei miei mezzi. In termini di alimentazione pre-gara incide molto la distanza che andrò ad affrontare, ma mi discosto poco da quello che è il mio mangiare quotidiano. Per quanto riguarda il riposo non ricordo una gara in cui la sera prima ho dormito più di 5 ore, anzi i miei personal best li ho ottenuti dopo nottate con appena 3 ore di riposo!

 

6) La più grande gioia e la più grande delusione? 

Entrambe si racchiudono in una parola, Maratona. La maratona di Roma del 2017 è stata sicuramente il momento più difficile della mia carriera d’atleta. Partito con un infortunio, giunto al km 25 mi sono accasciato al suolo per il dolore e quindi ritiro forzato. Seguivano poi 2 mesi con le stampelle e 5 di fisioterapia. Sono tornato a correre perché avevo un discorso in sospeso, quella maratona dovevo prendermela e così è stato: il 2 aprile 2018 ho percorso 42 km in giro per Roma in 3 ore e 7 minuti. Avevo le lacrime agli occhi, il cuore a mille, a un anno dall’infortunio ero riuscito a riprendermi quello che volevo e soprattutto con le persone più importanti a sostenermi, tra cui Chiara la mia compagna e fotografa ufficiale che ha capito sin da subito l’importanza della corsa per me.

 

7) Obiettivi e ambizioni per il futuro? 

Tra gli obiettivi futuri sicuramente c’è quello di migliorarsi sulla distanza della maratona e della mezza maratona. Mi piacerebbe chiudere i 42,195 km sotto le 3 ore e i 21,097 km intorno a 1 ora e 20 minuti. Ma l’ambizione è un’altra. Quando corro penso spesso a chi questo sport non può farlo perché costretto a stare su una sedia a rotelle. Ecco la vera grande ambizione è quella di permettere a uno di loro di tagliare il traguardo di una maratona.

Prossimo traguardo? Maratona di Roma 2019…
( Photo by Chiara Perlino)

 

8) Ora ti stai preparando alla Maratona di Roma, come prosegue la preparazione?

Torno da una ricaduta del precedente infortunio quindi la condizione non è la migliore, non andrò alla ricerca del personale, ma sarà un’occasione per prender più confidenza con questa distanza. La maratona di Roma in un modo o nell’altro va fatta! Fino a 10-15 giorni prima proverò a metter più chilometri possibili nelle gambe e poi farò un periodo di scarico. Avrei voluto prepararla diversamente, con qualche allenamento lungo e qualche ripetuta in più, ma l’infortunio mi ha bloccato. Sono comunque fiducioso perché si sa per correre una maratona non serve solo l’allenamento fisico, poiché sono 30 km con le gambe, 10 km con la testa, 2 km con il cuore e 195 con le lacrime agli occhi.

 

Articolo a cura di Valentino Cristofalo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *