giovedì, 2 luglio 2020
Personaggi

SPORTS PHOTOGRAPHY | LA RUBRICA DEDICATA AI FOTOGRAFI SPORTIVI. L’INTERVISTA A GIACOMO COSUA FOTOGRAFO DEL VENEZIA FC IN SERIE B.

Fotografia, foto-grafia, significa scrivere con la luce. La fotografia conferisce una specie di immortalità, una preminenza alle immagini e non alla vita reale. Cosa c’è dietro la passione per la fotografia sportiva? Quali sono i “trucchi del mestiere” per immortalare con successo un gesto atletico, un momento di sport, un evento sportivo? Il Supporter vuole scoprire questo tramite la rubrica SPORTS PHOTOGRAPHY: #ForSport #ForPassion.

Lo fa intervistando GIACOMO COSUA fotografo ufficiale del Venezia FC in Serie B.

 

Apriamo con te questa rubrica “SPORTS PHOTOGRAPHY: #ForSport #ForPassion”. Il nostro obiettivo è raccontare attraverso le immagini la passione e le emozioni dello sport, così come nello stile del nostro blog. In più, abbiamo pensato che non proprio tutti danno piena visibilità e merito a chi queste emozioni le cattura. Cosa ne pensi di questa idea? Hai qualche consiglio da darci per la rubrica?

Penso che fare le interviste sia sempre la cosa più interessante. Se volete per la vostra rubrica posso suggerirvi di contattare un giovane fotografo molto bravo che anche lui con passione lavora nel mondo del calcio che si chiama Ivan Benedetto ed è il fotografo della Pro Vercelli e collaboratore con Lapresse.

GLI INIZI DI UNA PASSIONE…

Entriamo nel vivo, raccontaci la tua storia e a questo punto la passione per lo sport. Come nasce quest’amore per la fotografia? Quando invece l’incontro con lo sport ed in particolare il calcio?

A 22 anni ho avuto l’opportunità di iniziare una collaborazione con il quotidiano “La Nuova Venezia” e scrivevo principalmente di cronaca locale. La fotografia mi affascinava, ma senza darci troppa importanza. Poi poco a poco negli anni è stata una passione che ha iniziato a coniugarsi con il lavoro. Capitava che in qualche situazione il fotografo del giornale non era ancora arrivato e bisognava fotografare, in particolare nelle notizie di nera. Così alla fine mi sono comprato una prima macchina fotografica e ho iniziato così. Poi sono arrivati i primi lavori, in particolare ricordo ancora lo stupore per una mail di Le Monde che mi commissionò un servizio su Venezia. Dopo 5 anni di collaborazione con La Nuova Venezia, ho deciso di lasciare l’Italia, mi sono trasferito a Londra dove ho terminato gli studi conseguendo un master post laurea al London College of Communication in Fotogiornalismo e fotografia documentaria. Da quel giorno non ho più smesso di fotografare. Sono stato 6 anni all’estero, 2 a Londra e poi 4 a Berlino. Poco meno di 3 anni fa ho deciso di tornare in Italia a Venezia, città dove sono nato. In questi anni mi sono focalizzato sul reportage e molto anche sui ritratti. Quando sono tornato a Venezia nello stesso periodo è arrivato Filippo Inzaghi sulla panchina arancioneroverde e a quel punto ho pensato che forse il calcio a Venezia, vista questa nuova spinta arrivata anche dal Presidente Tacopina potesse contenere qualche opportunità di lavoro. Il calcio è sempre stata una mia passione, ho fatto anche l’arbitro di calcio a livello regionale per 13 anni. Da diversi anni dirigo una rivista on line e cartacea che si chiama Positive Magazine e abbiamo così deciso di raccontare le gesta del Venezia tornato in Lega Pro. Per me è stata una esperienza importante, sia a livello di crescita, sia a livello umano dove ho scoperto un mondo, quello del calcio che prima avevo vissuto solo sui campi di provincia. Con il Venezia ci sono stati poi dei primi contatti, un primo lavoro legato al marketing per alcune fotografie legate allo store on line e poi è arrivata la promozione in serie B. Ho presentato una proposta e un progetto alla società e dallo scorso anno abbiamo iniziato a lavorare assieme. Oggi sono il fotografo ufficiale del Venezia FC.

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Giacomo Cosua / Photo Courtesy Venezia FC
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Giacomo Cosua / Photo Courtesy Venezia FC
foto Venezia Fc
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Venezia FC
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Venezia FC
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Venezia FC

 

Facciamo una riflessione superficiale. Ti seguiamo sui social, siamo attenti a quello che fai e dove vai. Non siamo degli stalkers ma piuttosto siamo affascinati dal tuo lavoro, forse un pò invidiosi. Giri il mondo, segui da protagonisti eventi sportivi: è il lavoro più bello del mondo? Quali le maggiori difficoltà? 

Viaggiare è sempre stata una passione e sono riuscito forse a coniugare le cose che mi piace fare tutte attraverso il lavoro. Fare il fotografo sicuramente è molto stimolante, ma anche tanto faticoso, in particolare ad oggi. Quando ho iniziato a pubblicare i primi servizi stava arrivando la crisi più nera dell’editoria che sta continuando tutt’ora, in particolare nel giornalismo e nel reportage. Ricordo ancora uno dei primi servizi che ho realizzato per La Repubblica XL su un rave party a Londra. Quando lo stamparono sul mensile la soddisfazione è stata molta, anche per quanto riguarda il compenso, che ovviamente non è tutto ma è quello che ti spinge anche a cercare di capire come trasformare una passione in un lavoro. Dopo non molto Repubblica smise di stampare XL e tanti altri giornali e settimanali entrarono in crisi. Oggi l’editoria si sta trasformando, di certo è che i compensi si sono abbassati di molto. Come dicevo prima lo sport per me è qualcosa ancora di abbastanza recente lavorativamente parlando. Quest’estate grazie a Parley for the Oceans ho avuto la possibilità di scattare due amichevoli del Real Madrid negli Stati Uniti. Non c’era nulla in palio, ma lo stadio stracolmo con quasi 80.000 mila persone ed essere accanto alla squadra più forte del mondo è certamente emozionante.

 

Ci hai inviato 20 scatti: su quali basi li hai scelti e a quali sei più legato? Domanda banale: quali sono le 3 foto al quale sei maggiormente legato? 

Non so se c’è uno scatto al quale sono particolarmente legato.. probabilmente ogni volta che devo fare una partita aspetto sempre di fare qualcosa che mi colpisca, che sia sempre diverso. Scegliere 20 foto è comunque difficile, figuriamoci pensare a 3 in particolare. Nella selezione che ho fatto ad ogni modo ho cercato di rappresentare un po’ il mio lavoro sotto più aspetti, ovvero la parte “d’azione”, quella di ritratti, quella emozionale e quella magari un po’ più astratta, per dare l’idea completa di quello che mi piace raccontare attraverso le foto. Certo che quando ti capita di fare le fotografie a Sergio Ramos, con lo sfondo di Manhattan dietro, beh non sono cose che capitano tutti i giorni, quindi più che tre scatti, quello forse è lo scatto meno d’azione ma che più mi rappresenta in quest’ultimo periodo. Tra gli scatti poi che ho inserito c’è quello dei festeggiamenti in spogliatoio per la promozione in serie B del Venezia. Scattare una festa come quella dopo meno di un’anno che mi dedicavo al calcio è stata sicuramente una bella fortuna. Alberto Acquadro mi regalò la maglietta di quella partita che conservo nel mio studio come uno dei più bei ricordi di quella giornata così speciale.

 

 

Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans

 

Parliamo dei 90 minuti di un match. La cosa che immaginiamo sia più difficile per un fotografo sportivo sia trovare il momento giusto durante un’azione. Come riesci a immortalare lo scatto ideale? 

Come dicevo prima, non mi ritengo ancora un fotografo “sportivo”, anche se oramai il calcio in questi ultimi 2 anni è entrato a far parte della mia quotidianità. Per quanto riguarda le azioni ci sto ancora lavorando, ci vuole tempo e capire anche quale sia la lente ideale. Per me ad ogni modo fotografare vuol dire anche fare qualcosa di diverso dai tuoi colleghi. Ad esempio mi concentro molto nelle fasi prima della partita, dove posso scattare dei ritratti ai giocatori magari mentre si riscaldano o mentre arrivano a controllare il campo. In quei momenti non c’è ancora tensione e spesso riesco a cogliere delle belle situazioni. Durante la partita, in particolare per il lavoro che stiamo facendo al Venezia è molto legato al comunicare le emozione e le esultanze. Visto che gran parte delle fotografie che realizzo poi vengono usate per Instagram o Facebook, è fondamentale cogliere la gioia di aver fatto gol, di condividere quella emozione con i compagni di squadra. Poi certo se c’è una bella rovesciata o una parata incredibile da parte del portiere sono cose che devi fotografare. Alla fine penso che il modo migliore è essere sempre concentrati per tutta la durata della partita, mai distrarsi e seguire le azioni. Conoscere il calcio e come gioca magari la tua squadra è fondamentale, affinché tu possa provare a intuire dove andrà il pallone e a quale giocatore così da poter anticipare magari quel tiro che finirà in rete.

IL FOTOGRAFO UFFICIALE DEL VENEZIA FC IN SERIE B

Sei il fotografo ufficiale del Venezia FC. Qual è il rapporto che hai con i giocatori? Cosa significa per te che sei di Venezia essere il fotografo ufficiale del club? 

Con i ragazzi ho un bel rapporto, sono tutti disponibili e con diversi ci conosciamo già dal campionato di Lega Pro. Dispiace sempre poi quando c’è qualcuno che cambia squadra, ma il calcio è così e fa parte del gioco. Poi oggi quasi tutti i calciatori hanno i propri canali social, quindi il mio lavoro diventa importante anche per loro, la volta che magari c’è qualcuno che ha meno foto dell’altro sono gelosi… ad ogni modo cerco sempre di accontentarli e penso che per ora siano tutti contenti del risultato finale. Per me poi essere il fotografo della squadra della mia città è ovviamente un onore e una responsabilità. A volte penso che sarebbe bello più guardare la partita che lavorare, ma avere la possibilità di essere a bordo campo e di condividere la partita così vicini al campo è sicuramente una esperienza impagabile.

 

Altra domanda banale: c’è qualcuno o qualcosa che ti piacerebbe fotografe?

Sicuramente aspetto di scattare le fotografie in campo e in spogliatoio di quando il Venezia sarà promosso in serie A. È qualcosa che aspettiamo da molto e l’anno scorso ci siamo arrivati così vicini..

 

Parliamo di fotografia e social. Noi ti abbiamo “beccato” su Instagram. Quanto e come ha rivoluzionato il mondo della fotografia questo particolare social? Siamo nel mondo dove tutti sono fotografi con un cellulare e tutti sono cuochi con una pentola in mano. Non pensi che si rischia di sminuire il lavoro dei professionisti o invece non cambia più di tanto, visto che la qualità trionfa sempre? 

Penso che Instagram sia qualcosa di fondamentale oggi per il mio lavoro. In questo modo riesco a raggiungere ovviamente più persone, far vedere il mio lavoro il più possibile. Per fare un esempio, due anni fa ho fatto una mostra a Londra in una galleria. Una persona che era stata alla mostra seguendomi su instagram ha visto una fotografia alla quale era interessata, ha contattato la galleria e così sono riuscito a vendere una nuova stampa. Questo per dire che ci sono molte possibilità. Per quanto mi riguarda scattare con il telefono con la macchina fotografica poco importa. Certo è che non si potranno mai fare delle fotografie di calcio con il telefono, visto che lo sport in particolare richiede una tipologia di attrezzatura molto particolare e dispendiosa. C’è un fotografo che ammiro tantissimo dell’agenzia Magnum, Michael Christopher Brown che lavora principalmente con l’Iphone e realizza reportage anche di guerra. Io dico di fregarsene della tipologia di mezzo, l’importante è saperlo usare e di essere consapevoli di quello che si vuole raccontare. Quello che magari sminuisce il lavoro dei professionisti piuttosto sono le paghe misere delle agenzie fotografiche costrette anche dai pagamenti fatti dai giornali che nella cronaca oramai sono assodate. Abbassando sempre di più i compensi si abbassa anche la qualità del lavoro: il vero nemico è essenzialmente quello. Poi ci sarà sempre chi si reputa “fotografo” pur non essendolo, ma io dico che non si può condannare una passione. Bisogna condannare chi utilizza non professionisti per lavorare, togliendo così opportunità a chi ha una partita Iva e deve barcamenarsi tra le tante difficoltà dell’essere libero professionista.

Per concludere, parlando delle tue foto ed in particolare di servizi fotografici c’è un calciatore con il quale hai avuto una particolare empatia e disponibilità? 

Non saprei dirti in realtà, con tutti i giocatori ho sempre avuto un buon rapporto, a Venezia per ovvie ragioni visto che alla fine ci vediamo con regolarità. Seguendo da qualche tempo le partite dell’Under 21 quando un calciatore della nazionale ti scrive e ti fa i complimenti alle foto è sempre qualcosa che fa molto piacere e che ti sprona a lavorare per porsi sempre nuovi obiettivi e mai accontentarsi di quello che si è giù fatto.

Alcuni scatti realizzati da Giacomo Cosua

Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans
Giacomo Cosua / Photo Courtesy ACF Fiorentina
Giacomo Cosua / Photo Courtesy ACF Fiorentina
Giacomo Cosua / Photo Courtesy ACF Fiorentina
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Positive Magazine
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Positive Magazine
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans
Giacomo Cosua / Photo Courtesy Parley for the Oceans

 

 

Articolo a cura di Valentino Cristofalo.

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