martedì, 22 ottobre 2019
Calcio

CALCIO | PASSIONE. DETERMINAZIONE. AMBIZIONE. L’INTERVISTA AD ALESSANDRO CAPRIOLI

Cercavamo un profilo diverso, un ragazzo che sta iniziando un percorso e che sogna, giustamente, da grande. Una voce che non possiamo definire fuori dal coro ma che sicuramente ha qualcosa da dire, qualcosa da trasmettere. Una carriera ancora tutta da disegnare e definire che lo ha portato giovanissimo ad un bivio. Lo sappiamo è lunga ma avevamo cose da raccontare, di cui discutere, affascinati dalla passione e dalla determinazione del nostro intervistato. Di seguito la chiacchierata con Alessandro Caprioli, giovanissimo tecnico dell’ Eretum Monterotondo.

LA CARRIERA DA CALCIATORE

Partiamo dalla scelta (crediamo) più difficile. Sei un classe ’97, quindi giovanissimo, e questa estate ti sei ritrovato davanti un bivio: continuare a giocare a calcio o intraprendere in maniera continuativa o meglio, definitiva, la carriera da allenatore. Quanto è stato difficile tutto questo per te? E come sei giunto alla decisione finale? 

Si…Partiamo dalla domanda più difficile. Questo è il terzo anno che sto sul campo da ”Mister” e il primo, dopo praticamente 14 anni, che non risulto un tesserato Figc, da calciatore. È stata una scelta difficile che ho dovuto prendere ad ogni costo dato che, e questo sinceramente fatico a comprenderlo, la Federazione non prevede doppi tesseramenti nemmeno in ambito dilettantistico, allontanando così, in mia opinione, qualsiasi giovane abbia intenzione di intraprendere questo percorso senza rinunciare alla propria passione. Comunque, pesando tutti i pro e i contro, mi sono trovato davanti alla possibilità di testare le mie capacità nel settore giovanile e non ho potuto dire di no. Ho sacrificato il mio essere calciatore per un sogno, anzi un obiettivo. Così facendo mi trovo a 21 anni ad aver a che fare con ragazzi di 13/14, praticamente l’età di mio fratello. Ho idee precise e abbastanza ambiziose, per questo sono contento, anche se ovviamente ogni qualvolta vedo una partita, qualsiasi sia la categoria, mi sopraggiunge non poca nostalgia.

Dall’attualità al passato. Raccontaci la tua carriera da giocatore. Sappiamo che sei cresciuto calcisticamente a Monterotondo. La passata stagione un anno, diremmo vincente, con il Castrum Monterotondo. La parola a te! 

Ho intrapreso tutto il percorso della scuola calcio nel Monterotondo Scalo. Per poi passare al Monterotondo, il primo anno di campionato. Successivamente Settebagni, Città di Monterotondo e poi di nuovo Monterotondo Calcio per rimanerci praticamente fino alla stagione scorsa, prima di passare al Castrum Monterotondo. Gli anni nel settore giovanile sono stati anni positivi, sempre campionati discreti in cui ho potuto divertirmi e mettermi in mostra. Una volta arrivato in prima squadra, in Eccellenza con il Monterotondo, ho subito continui alti e bassi, più bassi che alti. A parte un inizio lanciato e anche un po’ fortunoso, quando passai da Juniores a prima squadra giocai le ultime 8 partite da titolare nelle quali facemmo quasi bottino pieno così da ottenere la salvezza sul fotofinish, ho faticato a trovare spazio nell’11 titolare nei 3 anni successivi. La verità è che ho sempre subito un po’ le mie stesse emozioni, forse per colpa mia (90%) forse perché non ho mai avuto le giuste possibilità, in termini di continuità, complici anche le annate non molto felici della squadra nel suo complesso.

Alessandro Caprioli con la Coppa Lazio vinta con il Castrum Monterotondo

Poi l’anno scorso, un po’ esausto, ho deciso di far parte del progetto Castrum, senza pensare a ciò che avrei perso ma con in testa esclusivamente ciò che avrei guadagnato: fiducia e considerazione. Non mi preoccupava minimamente il triplice salto indietro. Sono sincero, mi piace avere ”attenzioni”, prendere un calcio e sentirmi dire ”Tutto bene? Ce la fai a recuperare si?” E questo tutto il Castrum me l’ha fatto sentire. Abbiamo fatto un campionato straordinario, vinto una coppa. Ho segnato, ho provato, ho accumulato tante esperienze. Ed è per questo che mi sento migliorato rispetto ai 3 anni precedenti e soprattutto mi sento di ringraziare tutto l’ambiente, figure societarie, staff e squadra.

Ci piange il cuore ma siamo costretti a chiederti di raccontarci (già) i tuoi ricordi più belli, le emozioni più grandi nelle vesti di giocatore.

Sarebbe banale citare l’esordio in prima squadra, anche perché è avvenuto in una partita già vinta al momento del mio ingresso per 4 reti a zero. Voglio comunque ricordare 2 momenti distinti, anche per il tipo di sensazione. L’emozione più grande, ed è strano per un certo verso, l’ho ricevuta la seconda partita ufficiale in prima squadra, per via del contesto che vado a spiegare. Sono aggregato ”ufficialmente” al gruppo da una settimana, dopo 6 mesi con la juniores. Alla prima convocazione sono in panchina e perdiamo 2 a 0 dopo 20 minuti in una partita che dobbiamo assolutamente vincere. Senza il minimo “senso” (e questo lo dico da allenatore!) il mister di allora, Manolo Liberati mi dice di alzarmi e di scaldarmi velocemente. Entrai al 30esimo del primo tempo e non uscii più per altre 7 partite. Per la cronaca, quella partita la pareggiammo 4 a 4 e da quel che ricordo non sbagliai una giocata, protetto da non so quale divinità.

Alessandro Caprioli con la maglia del Monterotondo Calcio in Eccellenza

Il secondo momento che voglio ricordare è molto più recente. Mi riferisco alla finale di Coppa Lazio vinta la scorsa stagione con il Castrum. L’emozione era un misto tra gioia e tristezza. La gioia che percepivo sui volti dei miei compagni, che dopo solo due anni dalla loro brutta situazione si trovavano ad alzare un trofeo regionale e a riconquistare ciò che gli spettava. E la tristezza, perché già ero consapevole che l’anno successivo non avrei potuto rigiocare tali partite, colpa di un regolamento, che lo ripeto, fa acqua in molti punti.

Hai avuto la fortuna di allenarti con tanti giocatori importanti e di livello. C’è qualcuno che ti ha insegnato o ti ha trasmesso qualcosa in particolare? Uno o più giocatori che ammiravi e guardavi come esempio?

Senza dubbio sono tanti. Posso nominarne due su tutti. Andrea Palmerini e Christian Muzzachi. Di Andrea, oltre che del giocatore di cui personalmente ho grande stima, porto dentro la sua semplicità nel vivere il calcio e la sua ”parità” nella gestione dei rapporti con i compagni, mettendo a disposizione la sua esperienza per i più giovani, spesso in difficoltà nell’effettuare il salto da ragazzo a uomo, calcisticamente parlando. Con Christian ho condiviso solo un anno, tra l’altro non molto positivo (retrocedemmo dopo il Play-out contro il Montecelio). Aveva un modo di giocare a calcio estremamente semplice che però lo portava sempre a trovarsi in condizioni ottimali, che fossero far gol o concedere un assist. Infine Carlo Alessandri. Oltre che del giocatore e della persona di cui personalmente ho grande stima, ho sempre ammirato la passione, la professionalità e al tempo stesso il divertimento con cui tutt’oggi si allena. Non so, mi ha sempre dato l’idea che per lui ogni allenamento fosse l’ultimo, o il primo a seconda di come la si vuol vedere. Sono convinto che alla base di ogni grande sportivo, al di là dello sport in questione, ci sia il divertimento che prova nel praticarlo. E quindi questo suo approccio alla materia lo porterò sempre con me come mio primo obiettivo. Divertirmi e far divertire.

Altra domanda, stavolta parliamo di tecnici. Qual è l’allenatore migliore che hai avuto e perchè? Magari qualcuno che ha “condizionato” positivamente il tuo modo di vivere e interpretare il calcio. 

Se devo citare il migliore, in riferimento agli allenatori che ho avuto durante gli anni in prima squadra, sicuramente Manolo Liberati. Non giudico la preparazione, la bravura o non so cos’altro perché nessuno può farlo, ma lui trasmette questo. Molto generoso, con voglia di sperimentare, cambiare, far divertire. Quest’ultimo lo ritengo fondamentale. Ricordo infatti che in quei periodi, non vedevo l’ora di andare al campo per allenarmi,cosa che altri allenatori non riescono a trasmettere. Lui ha sicuramente influito positivamente sulla mia scelta di sostare nell’area tecnica. Mi porterò sempre dentro la sua minuziosità e la sua passione nel preparare l’allenamento. Non abbiamo avuto sempre rapporti idilliaci ma è il migliore che ho avuto e quello che ha cercato di sfruttarmi sempre per le mie caratteristiche, e non per la mia ”età” (giovane di lega o quant’altro) . Se facciamo un passo indietro, nelle giovanili, vorrei citare anche Mauro Rastelli e Enzo De Angelis, con cui ho condiviso un anno rispettivamente al Città di Monterotondo e a Settebagni. Due allenatori distinti, per metodologie, comunicazione e tanto altro ma da cui prendo la serenità con cui concepiscono il tutto, insomma il loro vivere la settimana lavorativa. Sapevano stemperare i momenti negativi e tenere il livello dell’attenzione alta anche quando le cose andavano apparentemente bene.

LA CARRIERA DA ALLENATORE

Caprioli Mister anche fuori dal campo

Da giocatore molti tuoi compagni di squadra ti descrivono come un grande talento, serio in gara e in allenamento, molto competitivo, a volte troppo. Da allenatore come ti definisci? Quali le tue caratteristiche? 

Beh, diciamo che le ”sfuriate” contro il mondo di cui ogni tanto sono stato protagonista da giocatore non le ho trasmesse al mio essere allenatore. Sono e sarò sempre uno che pretende il massimo quando si lavora. La prima cosa che cerco di fare ogni allenamento è ridurre i tempi morti. Ottimizzare il tempo che si ha disposizione. Non sono in una società professionistica quindi è ovvio che durante la settimana subentrino varie problematiche come (a volte) il ritardo dei ragazzi, l’allenatore dei portieri che ha bisogno della porta, eccetera. Perciò nelle 4 ore e 30 che ho a disposizione devo allenare al meglio parte tecnica e tattica e parte condizionale. Quindi non è facile avere a che fare con me. D’altro canto però, il secondo obiettivo è quello di lavorare con divertimento. Quando l’allenamento è stimolante, tutto risulta più facile e quindi mantenere l’attenzione per un’ora e trenta diventa un gioco da ragazzi. In più, sono un ottimista di natura, tendo sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno anche se non lo faccio trasparire. È difficile che dica a un ragazzo che ha giocato male, anche perché per me non ha significato un giudizio del genere. Faccio una valutazione singolare per ognuno di loro e discutiamo insieme cosa è andato bene e cosa no, il tutto accompagnato da un voto. In questo modo afferrano meglio cosa gli viene richiesto e hanno la possibilità di contestare.

La squadra dei Giovanissimi dell’Eretum Monterotondo di Mister Caprioli

E’ più difficile o più facile allenare alla tua età una categoria come quella Giovanissimi? Quali i vantaggi e quali le specifiche difficoltà?

Non penso di potervi dare una risposta anche perché in questi tre anni ho sempre avuto a che fare esclusivamente con ragazzi di questa età, anzi un anno più piccoli le scorse due stagioni. Per quel poco di esperienza posso dire più facile. Avendo molta vicinanza di età, li capisco al volo e riesco a comunicare con loro efficacemente. Quello che molti mi dicono è ”attento, rischi di perdere credibilità”. Io dico che quello è un rischio sempre presente, da 20 a 70 anni. Credo il trucco stia nel distinguere ciò che si è campo e ciò che si è fuori. E soprattutto bisogna avere programmazione e sicurezza. Sono giovani si, ma non stupidi. Percepiscono la professionalità e la serietà che c’è dietro alla preparazione dell’allenamento e della persona in sé per sé. Personalmente posso dire di avere la fortuna di allenare ”bravi” ragazzi, ambiziosi al punto giusto e con la voglia e la gioia di giocare a calcio. Voglia e gioia di cui però un allenatore deve alimentare la fiamma.

Obiettivi e ambizioni. Dove ti piacerebbe arrivare? 

Bella domanda. Sicuramente non ho iniziato così presto per intraprendere una carriera che mi porti ad allenare tutti i ragazzi di Monterotondo nati dal 2005 al 2030. Per ora voglio specializzarmi sempre più nell’insegnamento calcistico per questa fascia d’età, 13/15 anni. Una fascia che ritengo fondamentale, nella quale si devono acquisire i mezzi necessari per diventare un calciatore valido. Inoltre, se si è in grado di trasmettere principi e valori a questa età, in cui il fisico e la testa non vanno di pari passo, si può insegnare a chiunque altro. Si vedrà, sicuramente ho la perseveranza che serve. Il mio sogno è fare della mia passione, il mio mestiere. Il sogno di tutti probabilmente.

Una nostra particolare curiosità: occupandoci di comunicazione siamo convinti che quasi ogni aspetto della vita passi da questo. Quanto conta oggi per un tecnico di settore giovanile saper comunicare e trasmettere messaggi, valori e indicazioni efficaci? 

Conta molto. Anzi ritengo sia una delle cose più importanti. Come dicevo abbiamo a che fare con una fascia d’età in cui le variabili in gioco sono molteplici: gruppi di ragazzi disomogenei per sviluppo biologico e mentale. In più si interfacciano per la prima volta con il mondo agonistico in cui il minutaggio non è più obbligatorio. È importante dunque cambiare approccio a seconda di chi si ha davanti. Entrare nella loro testa, comprenderli e diventare un loro ”idolo”. Solo così si otterrà da loro il 120%.

Le sue prime vittorie da Mister

Chiudiamo l’intervista con un tuo messaggio di ringraziamento. A chi devi dire grazie per questo tuo percorso nel calcio fatto fin qui e per la nuova avventura in panchina? 

Da giocatore, un grazie generale sicuramente va a tutti quelli che hanno passato ore della loro vita sul campo per insegnarmi qualcosa, dagli allenatori ai compagni di squadra.  Un ringraziamento più specifico lo rivolgo sicuramente ai miei genitori, che non hanno mai provato a far desistere la passione per questo sport e in particolare a mio padre che so essere contento di quello che sono diventato. Per quello che faccio attualmente ringrazio innanzitutto il mister Adriano Iacomino. Il primo anno fui messo accanto a lui con il suo gruppo di esordienti 2005, alcuni di loro sono ancora con me, che con la massima disponibilità mi ha concesso di sperimentare e ”prenderci la mano” in pochissimo tempo, tanto che dopo 3 mesi dall’inizio mi fu affidato un gruppo di esordienti 2004 rimasto senza allenatore. Una persona splendida che ancora sento per aggiornarla sul percorso. Inoltre ringrazio la società Eretum Monterotondo che mi ha dato, a soli 21 anni, un’enorme possibilità, di cui comunque in parte do merito a quello che ho dimostrato, in termini di passione e caparbietà. Ringrazio i ragazzi che finora ho avuto, coloro che mi sopportano settimanalmente e che stanno dando grandi soddisfazioni, in primis a loro stessi e poi ovviamente al sottoscritto e, per ultimi ma non per importanza, ringrazio Paolo Bornivelli e Edoardo Vandelli, rispettivamente allenatore in seconda e preparatore atletico ma prima tutto amici da tempo. Insieme, viviamo il tutto con divertimento e svolgiamo un lavoro eccezionale.

 

 Articolo a cura di Valentino Cristofalo.

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