sabato, 6 giugno 2020
Calcio

CALCIO | PROFILO DA CAPITANO: INTERVISTA A STEFANO SANTARELLI DEL CASTRUM MONTEROTONDO

Giocare per e con gli altri. Guidare i propri compagni sia dentro che fuori dal campo. Metterci la faccia. Sono queste le caratteristiche principali di un capitano. Sono questi i valori e gli ideali del giovane capitano del Castrum Monterotondo Stefano Santarelli che si racconta in questa intervista per Il Supporter.

Domanda semplice e diretta alla quale vogliamo una risposta altrettanto diretta e di cuore: cosa significa per te il calcio? 

Per me il calcio è gioia, amore e liberazione. Gioia perché mi rende felice. Amore perché mi da emozioni che non si possono spiegare a parole.  Liberazione perché è comunque una valvola di sfogo e mi aiuta a liberare tensioni e malumori.

Sei il capitano del Castrum Monterotondo: una squadra che ci piace definire “particolare”. Particolare è la sua storia, una storia recentissima che però in pochi anni si è imposta come vincente, ripartendo da zero e tornando in quella Prima Categoria che avevate lasciato con un’altra maglia. Particolare negli ideali e nei valori, particolare nel senso di appartenenza alla maglia, ai compagni, all’idea di vivere il calcio in una maniera, appunto particolare. Cosa significa per te il Castrum Monterotondo? 

È una cosa particolare appunto, per me significa rivincita. Questa squadra ha dimostrato che nulla è impossibile e che se davvero ci metti il cuore in quello che fai puoi superare ogni ostacolo. Inoltre significa rialzarsi, perché anche quando ti buttano a terra devi sempre tornare in piedi ed è un po’ quello che abbiamo fatto grazie a questa squadra. E infine significa amicizia e unione, perché tutto quello che ha fatto questa squadra è grazie all’unione delle persone che hanno saputo rialzarsi insieme.

A difesa di un ideale con i suoi compagni del Castrum Monterotondo ( foto: Debora Lato)

Sei da qualche anno il capitano di questo gruppo. Hai indossato la fascia giovanissimo, una grande responsabilità ma allo stesso tempo un grande attestato di stima da parte dei tuoi compagni di squadra. Che tipo di capitano sei? Valori, azioni, principi: dacci la definizione ideale di capitano per te: cosa deve e non deve fare?

Sono cresciuto insieme a quella fascetta diciamo, e sto cercando di crescere ancora e migliorare. Penso che un capitano deve dare il buono esempio, essere presente per tutti, ed essere l’ultimo a mollare in campo e fuori. È quello che provo a fare, dovremmo sentire i miei compagni per sapere bene che tipo di capitano sono. La cosa sicura è che per loro ci sarò sempre e non mollerò mai.

“You’ll never walk alone”. Sappiamo che nella tua camera da letto, hai una parete che ritrae la “Kop”, la curva dei tifosi del Liverpool. Cosa ti piace di questo club tanto da averla ogni giorno con te?

Diciamo che l’amore per questa squadra e soprattutto per quella tifoseria e la “Kop” è nata nella finale di Istanbul.  Tutti la ricorderanno come la grande rimonta del Liverpool. Ma dietro ci sono delle sfumature che amo ricordare. Una sicuramente è la grinta del capitano Gerrard e l’altra è proprio la Kop che a fine primo tempo nonostante il clamoroso svantaggio della sua squadra inizia a cantare a squarciagola “ You’ll Never walk alone “. Da quel momento il Liverpool inizia a giocare con un altro spirito fino a riuscire a pareggiare ed infine a vincere la finale. Credo che quello sia il motivo per cui ho questa infatuazione per il Liverpool e la sua tifoseria.

Gioie ed emozioni di un capitano (foto: Debora Lato)

A proposito di passioni. A questo punto vogliamo conoscere anche il tuo idolo da bambino. Quale è stato il tuo calciatore preferito? E perchè? 

Ce ne sono stati due. Uno sicuramente è Ronaldinho, semplicemente perché lui e lo specchio di come vedo io il calcio, cioè fantasia e divertimento, sotto inteso che la sua tecnica secondo me era al di sopra di tutti. L’ altro è David Beckham, non penso che sia stato uno dei migliori ,però la sua eleganza e il modo in cui calciava mi ha sempre affascinato.

In campo che tipo di giocatore sei? Dove pensi che tu possa migliorare?

Penso che si può sempre migliorare nella vita, perciò sono convinto che anche io posso ancora migliorare e voglio farlo. Sono comunque un giocatore che può fare più ruoli, mi ritengo abbastanza tecnico e penso che con gli anni sono cresciuto anche sul fatto della cattiveria agonistica.

Parliamo di campo. Non vogliamo metterti in difficoltà chiedendoti quali sia stato l’allenatore migliore della tua carriera. Però possiamo chiederti chi ti è rimasto impresso? Quello che ti ha insegnato di più, quello che secondo te ha inciso maggiormente nella tua carriera. Non è necessario che ne nomini solo uno, ma puoi citare tutti quelli che vuoi. 

L’ allenatore più bravo è stato sicuramente Giancarlo Morrone “il Gaucho “. È inutile che vi stia a spiegare il perché ,per chi non lo conoscesse  basti pensare che ha allenato e giocato con la Lazio. Un altro allenatore che voglio ricordare con molta gioia è Marco Tozzi. Mi ha insegnato molto e soprattutto ha creduto in me quando altri invece mi avrebbero scartato, perciò un grazie va anche a lui. Per il resto più o meno ho avuto tutti allenatori che a modo loro mi hanno lasciato qualcosa.

Per chiudere ripercorriamo la tua carriera che vogliamo rivivere con te attraverso particolari emozioni: descrivici e motivaci i 5 momenti più belli del tuo percorso. Un gol, un assist, un abbraccio, una vittoria. Palla a te e alle tue emozioni…

La vittoria della Coppa Lazio del Castrum Monterotondo

 Il momento più bello è stata sicuramente la vittoria della Coppa Lazio di quest’anno. È stato veramente emozionante, mi è uscita anche qualche lacrima però è stato il coronamento della nostra rivincita. Un altro è sicuramente la vittoria del campionato di terza categoria. Il gol in finale e la vittoria della Coppa Lazio della terza categoria. Il quarto momento penso sia un gol di rovesciata quando giocavo con il Monterotondo. E il quinto è la vittoria con gli allievi Coppa Lazio del Monterotondo quando mi allenava proprio Giancarlo Morrone.

 

Articolo a cura di Valentino Cristofalo

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