venerdì, 22 novembre 2019
Sport 360°

Pentathlon: anatomia di un campione. Intervista ad Andrea Valentini.

Continua il viaggio del Il Supporter alla scoperta dei grandi sportivi che hanno portato lustro nel nostro territorio. Dopo l’intervista a Paolo Pizzo oggi scopriamo meglio il mondo del pentathlon. Una disciplina olimpica dura, faticosa, piena di sacrifici ma anche di grandi soddisfazioni. Quale migliore testimonianza se non quella di un professionista olimpico, Atene 2004 e Pechino 2008, pluri campione italiano, europeo e mondiale. Andrea Valentini a cuore aperto. La sua vita da sportivo e il suo futuro da istruttore per trasferire la sua grande passione ed il suo amore per questa disciplina sportiva.

Siamo tifosi, appassionati di sport e curiosi. Partiamo subito alla grande: raccontaci le esperienze di Atene 2004 e Pechino 2008. Cosa si prova a partecipare ad una Olimpiade? Vogliamo che ci trasmetti a parole il famoso clima olimpico e le tue sensazioni. 

Partecipare ad un’olimpiade è l’obiettivo di una carriera sportiva, ma quando diventi forte davvero il vero obiettivo è prendere medaglia. La partecipazione diventata scontata. Per questo motivo ho vissuto due olimpiadi totalmente differenti. Atene è stato un incubo. Pochi mesi prima della gara ero 1° del ranking mondiale ma poi ho avuto talmente tanti problemi di salute che alla gara non avevo le forze neanche di fare riscaldamento. Avessi potuto, non avrei neanche gareggiato. Appena finita la gara sono scappato dal villaggio olimpico. Pechino invece è stato un dono. Per questioni politiche ero stato fatto fuori dalle qualifiche olimpiche e riuscito a rientrare in extremis qualificandomi all’ultima gara utile, il mondiale di Budapest 2008. In questa occasione mi sono goduto tutto. La bellezza del villaggio olimpico, del clima che vi regna, delle altre gare, di ogni cosa. La gara alla fine è stata compromessa da un paio di errori nella parte finale del percorso di equitazione, ma l’ho vissuta in pieno. Il clima olimpico è unione. Si vive in un quartiere in cui c’è tutto il mondo. Alla mensa sei seduto accanto a atleti di sport, di religioni, di razze, di credenze politiche, di continenti diversi. Dietro ogni atleta ci sono storie incredibili. Tutto il mondo diventa un unico ambiente. Tutti sono sorridenti, tutti sanno di essere privilegiati, tutti si sentono amici.

Stoccata vincente per Andrea Valentini

Non solo Olimpiadi ma anche Campionati Italiani Assoluti e Seniors,  Mondiali a squadra e individuale, Europei: come si diventa atleti di grande livello? Raccontaci un pò la tua carriera e soprattutto siamo interessati a conoscere la quotidianità da atleta: allenamenti, alimentazione, sonno, sacrifici e passione. 

Si diventa grandi atleti quando si decide di diventarlo. Quando tutti gli altri aspetti della vita passano in secondo piano e ogni tua azione è mirata al raggiungimento di grandi obiettivi. Deve scattare una molla dentro te stesso che ti spinge verso il sacrificio, verso il superamento di ostacoli, verso la perseveranza. Chiaramente servono situazioni ambientali favorevoli, un discreto DNA, e aver scelto lo sport giusto! Essere un atleta della nazionale di pentathlon significa allenarsi ogni giorno, solitamente dalle 9 di mattina alle 18.00. In estate si finisce alle 20. Il sabato ci si allena, la domenica si gareggia. Il tempo libero non esiste più. Ma ogni giorno fai quello che ti piace e soprattutto provi a entrare nella storia. L’alimentazione è fantastica. Quando consumi 5\7000calorie al giorno il problema è riuscire a mangiare abbastanza. Ogni sera dovevo sacrificarmi con almeno una vaschetta di gelato da mezzo kg. Il sonno è sacro. Un’atleta che punta in alto non può sacrificarlo. Spesso non vedevo la fine di Striscia la notizia, per intenderci.

Andrea Valentini pentatleta italiano

Lo chiediamo spesso ai nostri intervistati: descrivici la tua carriera in 5 momenti chiave, motivando la scelta! Ovviamente sia da atleta che da allenatore. 

Il Primo momento chiave è stato quando a 13 anni volevo smettere per dedicarmi meglio allo studio. Roberto Naccari, allora mio allenatore, e la i miei genitori riuscirono a convincermi a non mollare. Il secondo quando nel 1995 venni a sorpresa convocato per un ritiro nazionale giovanile dove in palio vi erano dei posti per un europeo giovanile. In quel momento scattò una molla dentro di me. Decisi di voler fare sul serio. Iniziai ad allenarmi con l’atteggiamento di un vero professionista ed è iniziata un’ascesa incredibile. Il terzo quando a fine 1996 entrai nelle Fiamme Azzurre, gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria. Da quel momento potevo allenarmi al 100% senza il problema di mantenermi. Unico dispiacere aver abbandonato il sogno di diventare ingegnere. Il quarto quando nel 2003 raggiunsi i massimi livelli internazionali, arrivando ad occupare la prima posizione del ranking mondiale. Il quinto la qualificazione a Pechino 2008 che è frutto di una storia durissima e bellissima. Sarà per sempre una delle più grandi soddisfazioni della mia carriera. Ho dovuto lottare contro tutti e tutto per due anni e alla fine sono riuscito in quello che sembrava impossibile.

Andrea Valentini con la divisa delle Fiamme Azzurre

Oggi sei un allenatore. Quanto è complicato il passaggio da atleta a tecnico? Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi ragazzi? 

La vera difficoltà è appendere le scarpe al chiodo. La gara fa parte di noi e non sentire più l’adrenalina lascia un vuoto. Poi impari quanto è bello creare nuovi atleti, insegnargli tutto e vedere i loro occhi contenti che ti ringraziano quando trionfano. Ai miei allievi cerco di trasmettere i valori che sempre mi hanno contraddistinto: riconoscenza, rispetto dell’avversario, umiltà e sacrificio.

Guardiamo al futuro: quali sono per te i migliori prospetti italiani oggi?

Attualmente abbiamo dei fortissimi atleti under18, non a caso vantiamo la campionessa del Mondo, Alice Rinaudo e il campione d’Europa, Giorgio Malan. Tra i giovanissimi dobbiamo ancora aspettare per vedere chi emergerà, consapevoli che i numeri non sono dalla nostra parte. Sta diventando sempre più difficile far praticare pentathlon ai giovani soprattutto a causa di una nuova filosofia genitoriale. Sono sempre di più i genitori che vedono negativa l’attività fisica praticata oltre 2 giorni a settimana o che vedono pericoloso per la salute lo sport all’aria aperta nei mesi freddi.

Andrea Valentini durante una gara

Lo sport come strumento di educazione e formazione. Quali valori può insegnare il pentathlon?

Il pentathlon insegna gli stessi valori che insegnano tutti gli altri sport. Rispetto delle regole, amicizia, sacrificio, umiltà, perseveranza. Ciò che il pentathlon ha di bello è la multidisciplinarietà. La possibilità di fare attività diverse. A livello mentale aiuta molto. Ci si diverte di più e nei periodi “negativi” hai sempre qualcosa che ti tira su il morale.

 

Articolo a cura di Valentino Cristofalo

 

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