lunedì, 6 dicembre 2021
Interviste Sport 360°

UNA CHIACCHIERATA CON ASTERIO LUCCHESINI PER ALZARE IL SIPARIO SULLE MMA: VITA, VALORI, SACRIFICI E VITTORIE.

Attraverso questa intervista abbiamo voluto fare un viaggio nel mondo delle MMA, un mondo che noi in primis non conosciamo bene e che abbiamo scoperto nelle parole di Asterio Lucchesini, atleta e istruttore del Team Persevera di Monterotondo. Un’analisi lucida, una chiacchierata piacevole, schietta e onesta. Siamo riusciti a scoprire qualcosa in più sull’allenamento, sui sacrifici, sui valori che le arti marziali insegnano. In più abbiamo ripercorso la sua carriera o meglio la sua vita, perché alla fine quando ti leghi ad uno sport, ad una disciplina, ad una passione diventa il tuo stile di vita quotidiano.

Partiamo da una definizione per entrare nel tuo modo: se dovessi descrivere l’MMA ad un bambino quali parole utilizzeresti?

Le MMA sono Arti Marziali Miste ossia uno Sport da Combattimento che si svolge su tutte le distanze e comprende diverse discipline.  Per essere più chiaro nelle MMA troviamo tecniche di boxe e muay thai per quanto riguarda la parte dei colpi, tecniche di judo, lotta libera e greco romana per il corpo a corpo e per la portata a terra e tecniche di grappling per la finalizzazione con leve e strangolamenti.

Da una parte c’è chi vede in queste discipline più violenza che altro, dall’altra le arti marziali sono un punto di riferimento in termini di educazione e appunto disciplina: quali sono i valori che secondo te può trasmettere l’MMA? 

Le MMA ma in generale tutti gli sport da combattimento e le Arti Marziali, a mio avviso, lavorano sul carattere dell’atleta in due aspetti. Il primo é più un aspetto introspettivo ed  a mio avviso fondamentale, é la consapevolezza delle proprie capacità, dei propri limiti e soprattutto la capacità di andare avanti nonostante le sconfitte, che nel nostro mondo sono all’ordine del giorno.  Il secondo é il rapporto con gli altri. Sebbene il nostro sport venga considerato “individuale” non é assolutamente cosi. Ogni atleta ha bisogno di un Team coeso e professionale per arrivare in alto. Non parlo solo di Allenatori o Coach ma anche di compagni di allenamento che spesso sono, per utilizzare un gergo calcistico, il dodicesimo giocatore.  Infatti durante l’allenamento spesso l’atleta é costretto ad allenarsi duramente magari mantenendo anche un regime alimentare molto ristretto e, spesso, può capitare che ceda a livello mentale. Proprio in questi momenti si sente la presenza del team perchè essere supportato da persone che ti sostengono e che ti prendono per braccio e ti portano fino al traguardo fa si che in gara non ti senti mai solo.

Entriamo nel dettaglio, raccontaci la tua carriera sin qui: dai primi allenamenti passando per i titoli, traguardi e la Nazionale!

Posso dire che la la mia carriera inizia molti anni fa, circa 20, con la difesa personale. Poi, spinto dalla voglia di testare le mie capacità ho iniziato a partecipare alle prime gare di light contact, la prima fu proprio al Palazzetto dello sport di Monterotondo. A seguire l’inaspettata vittoria della Coppa Italia nel 2011, i quattro campionati italiani FIGMMA conquistati, la qualifica di maestro per meriti sportivi, i due Mondiali a Las Vegas e i due  Europei, Birmingham (portando a casa il terzo posto) e Baku.

Ciò che ci attrae di più è il discorso Nazionale: cosa hai provato il giorno della convocazione ufficiale con l’Italia? Che esperienza è stata, sia in termini sportivi che personali, partecipare ad un evento come il Mondiale?

La nazionale é forse l’aspirazione più grande che un atleta possa avere. Per me é stato e sarà sempre motivo di orgoglio aver preso parte ai primi mondiali di MMA amatoriali. La convocazione é arrivata dopo una dura selezione. Riuscire a conquistare la convocazione è stato qualcosa di bellissimo ed emozionante, una conquista ottenuto dopo un percorso lungo anni e che mi ha visto superare diversi infortuni. Avendo vinto il torneo di selezione non posso dire che la convocazione fosse stata inaspettata ma, sicuramente, la sorpresa maggiore é stata, l’anno successivo, quando mi hanno nominato capitano della nazionale. Forse quello é il momento più bello della mia carriera sportiva.  Il mondiale mi ha formato molto e mi ha dato molti stimoli. Respirare le MMA nella patria delle MMA é stato incredibile. A livello personale é un’esperienza che non potrò mai dimenticare perchè con gli altri ragazzi del team abbiamo legato subito e c’e stato un coinvolgimento difficile da creare in poco tempo. Siamo diventanti in pochi giorni una corazzata che si supportava a vicenda e che portava avanti la bandiera italiana contro colossi come gli USA e tutti i paesi anglosassoni. Puoi immaginare la soddisfazione quando un nostro atleta, Alessio di Chirico, ha vinto la medaglia d’oro. A livello sportivo, invece, ho avuto la possibilità di testare le mie capacità ed il mio livello. Sono tornato in Italia con la voglia di migliorarmi e con la consapevolezza che avevo ancora tanta strada da percorrere.

Sappiamo che dietro ad una gara c’è una preparazione che coinvolge: fisico e mente. Parlando ovviamente in linea generale come ti prepari e quanto prima inizia questa preparazione al match? Non vogliamo conoscere i tuoi segreti, ma sicuramente qualche dettaglio in più.

In realtà la preparazione del match parte da molto lontano. Non ci sono segreti particolari però ti do volentieri tutti i dettagli del mio allenamento. Nei giorni dispari mi alleno 3 volte a settimana. In sala pesi e di  MMA con il mio Team, il Team Persevera. Due volte a settimana mi alleno di Lotta greco romana a Villanova con il maestro Mimmo Giuffrida e con i suoi atleti, che devo ringraziare perché mi hanno accettato subito a braccia aperte. Per finire il sabato mi alleno di boxe con il maestro Lorenzo Catalano e di BJJ con il maestro Paolo Strazzullo che, oltre ad essere il mio maestro, é un carissimo amico che mi ha seguito fin dagli inizi della mia carriera supportandomi e credendo in me più di quanto io stesso credessi in me. Quindi come potete leggere non ci sono particolari segreti, semplicemente: allenamento, allenamento e allenamento.

( Foto di: Sasha Athos Proietti )

Tra tante emozioni e ricordi, c’è un momento in particolare che ti inorgoglisce della tua carriera sin qui?

Il primo, come ho già detto prima, il momento in cui mi hanno comunicato che sarei stato capitano della nazionale. E’ avvenuto in un contesto molto particolare, quindi, mi ha colto ancora più impreparato. Eravamo alla festa di inaugurazione di un locale e c’erano anche alcuni atleti della nazionale con il direttore tecnico.  Salutando il coach mi é stato detto “Ciao Capitano” e poi mi hanno detto che avevano deciso di affidarmi questo incarico. Il secondo é stato sicuramente la gara di “rientro” dopo l’operazione al crociato che mi ha tenuto fermo per 1 anno a 34 anni. Nel match ho dovuto affrontare  un atleta molto forte che aveva vinto il precedente campionato italiano.  Non avevo pretese di vittoria avevo solo tanta voglia di rimettermi in discussione e di superare quel limite mentale che mi stavo imponendo per paura di rifarmi male.  La gara é andata benissimo ed ho vinto tutti e tre i round portando a casa una bellissima vittoria.

Una sconfitta invece che ti brucia ancora?

In generale le sconfitte che mi bruciano sono quelle in cui non riesco ad esprimere me stesso e le mie capacità.  Quella che ancora mi brucia tantissimo é stata la prima selezione della nazionale nel 2011 quando ho dovuto affrontare un avversario determinato e talentuoso. Molto probabilmente avrei perso comunque ma la mia vita personale e lavorativa, in quel periodo, non mi ha permesso di allenarmi bene ed in modo costante, lavoravo circa 14 ore  al giorno e potevo dedicare solo tre a settimana all’allenamento. In quell’occasione sono arrivato scarico, poco preparato e per niente focalizzato. Non sono riuscito a tirare fuori grinta ne foga agonistica. Questa sicuramente é la sconfitta che mi brucia di più.

Parlando di professionisti, hai uno o più idoli che segui con particolare ammirazione?

Ci sono molti atleti che stimo e che ammiro in questo mondo, sia a livello italiano che internazionale.  In Italia stimo molto due precursori come Alessio Sakara e Michele Verginelli e i ragazzi che oggi stanno portando in alto i nostri colori, Alessio di Chirico e Carlo Pedersoli. A livello internazionale mi piacciono molto i campioni che non fanno del loro sport uno show business. Mi piacciono gli atleti che lavorano a testa bassa e che portano a casa i risultati. Negli USA ce ne sono veramente molti. Se poi guardo ad altri sport stimo moltissimo Daniele Lupo del beach volley che ho avuto il piacere di incontrare e conoscere di persona, mi ha trasmesso umiltà e non è da tutti. Nel rugby ho sempre seguito con interesse Castrogiovanni e Parisse; nel calcio Cristiano Ronaldo: determinato, concentrato, disposto al sacrificio e a lavorare in allenamento.

Se non avessi fatto MMA, quale sport o arte marziale avresti fatto? 

Ho praticato sport sin da piccolino, ho indossato per la prima volta i braccioli a 3 anni e alla stessa età ho messo i primi sci ai piedi. Da quell’età non ho mai smesso, e per questo ringrazio la mia famiglia che mi ha trasmesso il valore dello sport. In tutti gli sport ho raggiunto sempre dei buoni risultati a livello italiano e forse, tra tutti quelli che ho provato, avrei continuato a praticare hockey su ghiaccio. Uno sport fisico, duro, ma molto molto divertente. Non ho mai giocato, invece, a rugby, ma devo ammettere che é uno sport che mi affascina.

Pre-gara hai un rituale, un gesto scaramantico, un qualcosa che ripeti ogni volta? Non sono un atleta scaramantico, non ho un porta fortuna o un rito specifico. Prima di ogni gara importante, però, ho una routine di riscaldamento che so che funziona per il mio fisico e per il mio modo di combattere. Inoltre ho l’abitudine, nei 10 minuti prima del match, di isolarmi e di ripassare a vuoto le tecniche. Questo mi permette abbassare la tensione e di focalizzarmi sul match e sul mio avversario cercando, così di superare tensioni e paure pre gara.

Concludiamo così: cosa ti ha dato l’MMA come atleta ma sopratutto come persona? 

Come ho già detto questo sport mi ha dato la consapevolezza delle mie possibilità e della mia forza sempre però rispettando gli altri. Tornare a gareggiare dopo alcuni infortuni seri mi ha fatto capire che volendo si possono superare difficoltà o paure pensando positivo e lavorando in modo serio e strutturato. Mi ha dato amici e la possibilità di conoscere persone che, nonostante si siano allenati con me per poco tempo, ancora incontro e frequento con piacere. Personalmente penso che la cosa più grande che mi abbia dato é la possibilità di trovare uno spazio tutto per me nel quale posso esprimere me stesso ed essere sereno. A livello professionale penso di aver raggiunto un buon risultato considerando che le MMA in italia si sono sviluppate quando io ero già, sportivamente parlando, “vecchio”.  Ora mi piacerebbe continuare a fare qualche altra gara per pura soddisfazione personale e focalizzarmi sul far crescere ragazzi che possano superare i miei traguardi vivendo le mie stesse emozioni.

 

A cura di Valentino Cristofalo

 

 

 

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